Psicologia della notizia

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Una crisi a tempo indeterminato

Prendendo spunto dall'articolo "Porto Empedocle, fa la spesa ma non ha soldi per pagare", vorrei provare a cogliere tra le righe quello che oggi sembra essere diventata una triste consuetudine

Ho pensato a lungo al primo articolo di questa mia rubrica e seppure gli argomenti e le vicende non siano mancati tra le pagine dei nostri quotidiani politici, religiosi, economici e sportivi una vicenda mi ha particolarmente colpito questa settimana e così la mia decisione è stata quasi istantanea. Mi riferisco ad un articolo scritto dalla Redazione il 21 marzo 2013 che si intitolava così: “Porto Empedocle, fa la spesa ma non ha soldi per pagare: interviene la polizia. Lui, dopo aver più volte spiegato di non avere soldi e di non sapere più come fare per sopravvivere, ha lasciato la spesa ed è andato via. La triste storia di povertà.”

Il mio intento, ovviamente, non è entrare nella vicenda personale di questo uomo, quanto piuttosto cogliere tra le righe quello che oggi sembra essere diventata una triste consuetudine (del resto è questa la finalità principale de “La Psicologia della Notizia”).

Li chiamano “reati da crisi”, “furti della disperazione” e ad esserne coinvolta è proprio la gente onesta che solo la crisi, la povertà può riuscire a trasformare in “ladri” impreparati e comprensibilmente assolvibili. Perché quando si tratta di beni di prima necessità il significato stesso delle parole furto o reato assume accezioni diverse, particolari.

Oggi, purtroppo, povertà e crisi sono da considerare anche dei fenomeni psicologici. Ad esserne coinvolta è soprattutto la classe media ed i più deboli che ne portano ogni giorno il peso insostenibile, sono rincorsi dalle tasse e impoveriti nelle speranze, si ritrovano costretti a ridurre le necessità, anche quelle vitali. Così dietro le saracinesche che si abbassano si chiudono i sogni, i desideri, i sacrifici di una vita costruita passo dopo passo, generazione dopo generazione.

In Italia, oggi più che mai, viviamo in un clima di forte crisi economica, di povertà crescente e tutto ciò sta incidendo significativamente sul benessere psicologico di noi cittadini. Crescono ansia e panico, senso di frustrazione e di impotenza, si riduce l’autostima e aumentano le forme di dipendenza patologica. E il tutto sembra condurre verso una vera e propria “depressione sociale”. Cambia persino il modo di stare in famiglia, lo stile di vita, l’unione stessa viene messa a dura prova. “Si perderanno i coniugi, ognuno dei due chiuso nelle proprie preoccupazioni che portano paura, ansia, stati d’animo negativi; si deprimeranno i figli ai quali nessuno aveva insegnato, nella maggior parte dei casi, a ricercare gli stimoli per superare una crisi” (dott.ssa Paola Vinciguerra).

.E i risvolti possono essere drammatici, tragici talvolta. Di fronte a tutto questo non si può rimanere insilenzio, non si può non pensare di fare qualcosa, non si può non restituire la speranza a chi non vede una via d’uscita, a chi non crede in un futuro che, oltre ad essere incerto di per sé, sembra non essere più nelle nostre mani ma legato a fattori non governabili, esterni a noi (come i mercati finanziari, la politica, l’andamento dell’euro etc. ), di cui spesso non riusciamo a capirne le logiche. Attenzionare tutto ciò dovrebbe diventare un dovere di Istituzioni, Aziende e Professionisti della salute, poiché tutte queste incertezze connesse a crisi economica e povertà producono conseguenze a livello cognitivo, emozionale e motivazionale, che in assenza di consulenze specialistiche e di adeguato sostegno possono predisporre o aggravare disturbi ansioso-depressivi, psicosomatici, relazionali e di dipendenza (alcool e fumo, sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo patologico, internet ecc…).

Dott.ssa Florinda Bruccoleri

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

Per contatti: florindabruccoleri@hotmail.it

Psicologia della Notizia

Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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Commenti (2)

  • Gentile Dott.ssa, mi fa piacere leggere queste sue righe. Vede, io sono un 54enne, giovane per la pensione, e vecchio per il mondo del lavoro,non idoneo a percepire l'assegno d'invalidita';( 50% ) ma allo stesso tempo, non idoneo a lavorare all'impiedi, visti i miei problemi alla colonna, disoccupato da 19 mesi, con moglie casalinga e figlio disoccupato, unico reddito, qualche ora di mia moglie, facendo pulizie ( circa 200 euro al mese ) Faccio il cuoco, da piu' di 30anni, mestiere ricercato, ma difficile trovare lavoro in provincia. Non mi soffermo a spiegarle le grandi difficolta', che come tante famiglie, oggi attraverso anch'io ( affitto,bollette,medicine,cibo.....), ma se ci privano della nostra dignita', dei nostri diritti, rendendoci "invisibili", la societa' tutta, deve capire che, peggiorando la situazione, non creando certezze o speranze credibili, al nostro futuro, si rischia solo di alimentare maggiormente la delinquenza. Quando il nostro cervello, non sara' piu' in grado di ragionare, il nostro mondo ( quello degli uomini "invisibili";) reagira' in modo imprevedibile, al diritto di sopravvivenza. Quel signore del supermercato, e' uno dei tanti, oggi ha detto " NON HO SOLDI PER PAGARE LA SPESA" ma un domani, molto prossimo, SE LA PORTERA' VIA CON LA FORZA., e mi creda, saremo in tanti a seguirlo, perche' chi non vive questi terribili disagi, non potra' mai capire, COME SI SOPRAVVIVE !! Da disagiato, invisibile, emarginato. Molti si sono suicidati, altri adesso pensano in latino: MORS TUA VITA MEA!! Grazie dell'umanita' dimostrata nelle sue righe. Spero che i tanti ciechi e sordi, ritornino a vedere e sentire, dopo.. si potra' parlare.

    • Buonasera....Intanto volevo ringraziarla per l'intenso e significativo commento al mio articolo. Dirle che comprendo le sue difficoltà e le sue emozioni ad esse legate mi sembra quasi riduttivo. Mi è piaciuta molto la parola più volte da lei usata "invisibili" perchè credo che persone private di diritti e libertà oggi sembrano avere poca importanza per chi invece dovrebbe APRIRE GLI OCCHI dinnanzi a tutto ciò che sta accadendo o forse che non sta accadendo...perchè ben poco sembra muoversi verso qualcosa di migliore. Una cosa però si può fare nell' "attesa": evitare che il cervello smetta di ragionare, come lei (giustamente) ha ipotizzato.Nella nostra cultura purtroppo, e mi spiace dover riconoscere ciò, viene molto svalutata o a volte persino negata l'importanza di figure professionali quali la mia o affini, quelli che io ho sopra definito professionisti della salute. Forse perchè la prima cosa che viene in mente è: ma lo psicologo che mi deve dire? Non potrà mica pagarmi le bollette, fare la spesa, trovare un lavoro!? Su quello purtroppo non possiamo fare granchè ma mi creda quando le dico che un'adeguato sostegno potrebbe prevenire molti disagi e parecchi suicidi. La mia umanità sta racchiusa tra le mie righe, la sua umiltà si è evidenziata dalle sue. Grazie mille. Dott.ssa Florinda Bruccoleri

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