Psicologia della notizia

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Medici poco “psicologi”?

Oggi si parla moltissimo di "centralità del malato”, della necessità di porre al centro del sistema sanitario il cittadino-paziente coi suoi bisogni, i suoi vissuti, le sue sensazione e la sua storia che spesso non è solo fisica. Ma molti medici, purtroppo, si comportano con i pazienti come se fossero solo oggetti di studio e non esseri umani dietro i corpi. E i malati, di conseguenza, si sentono solo casi

Oggi si parla moltissimo di "centralità del malato”, della necessità di porre al centro del sistema sanitario il cittadino-paziente coi suoi bisogni, i suoi vissuti, le sue sensazione e la sua storia che spesso non è solo fisica.
Ma molti medici, purtroppo, si comportano con i pazienti come se fossero solo oggetti di studio e non esseri umani dietro i corpi. E i malati, di conseguenza, si sentono solo casi.

La malattia, il timore che nasce dall’attesa dei risultati di un esame, il sottoporsi a cure con la speranza di guarigione, sono tutti aspetti che rendono pazienti e familiari molto vulnerabili. E così ogni parola, ogni gesto del medico acquistano risonanza profonda.

Per chi soffre indubbiamente la malattia è unica. Per chi visita spesso la malattia è una “normalità”. Ovviamente bisogna riconoscere le condizioni di lavoro spesso difficili in cui si ritrovano i nostri operatori sanitari che fanno quotidianamente i conti con reparti sovraffollati, mancanza di posti letto e carenza di personale. Tutto ciò, quindi, crea nel personale curante ansie, tensioni, frustrazioni, fino al rischio burn-out.

Situazioni difficili indubbiamente ma che non riescono ad essere accettate e assecondate da chi sta male, da chi ripone nel medico la massima fiducia e a volte anche la vita. La maggior parte della gente che si rivolge ad un dottore lo fa sì con il forte desiderio e con la speranza di essere curato e a volte anche guarito ma ha anche con quell’estremo bisogno di essere accolta, ascoltata e perché no anche sostenuta.

Ciò non vuol dire che il medico debba fare lo psicologo, perché per fortuna esistono già questi professionisti anche se purtroppo pressoché assenti nei reparti ospedalieri, ma che quantomeno possegga quella capacità di comprendere lo stato psicologico del paziente, le sue reazioni, ciò di cui necessita non solo a livello fisico ma anche emotivo.

Non spetta a lui fare psicoterapia ma poter apprendere un “modo psicologico” per la gestione dei malati quello sì, lo può fare. Come? Dedicandosi all’accoglienza e all’ascolto, considerando il momento dell’anamnesi non come un semplice atto burocratico ma come una possibilità per relazionarsi col malato ed entrare in confidenza con lui, divenendo empaticamente capace di mettersi nei suoi panni per capirlo ed aiutarlo al meglio.

Detto così sembra che realmente il medico debba fare lo psicologo ma questo altro non è che definibile come psicologia del rapporto medico-paziente. E purtroppo un po’ tutti sanno quanto sia insufficiente l’attenzione dedicata a tematiche psicologiche durante gli studi in Medicina.

Ovvio che non è all’università che si impara ad essere umani, che le abilità comunicative, la capacità di entrare in relazione con l’altro, etc. non si possono apprendere dai libri, ma attraverso l’esperienza, imparando a mettersi in discussione quando necessario, osservandosi e riflettendo su se stessi per poter eventualmente modificare nel tempo quegli aspetti della propria personalità che limitano l’empatia.

Perché la possibilità di una comunicazione efficace tra medico e paziente va a vantaggio di entrambi: migliora l’adesione dei pazienti ai trattamenti prescritti, riduce il numero delle denunce contro i medici per "errori" e contribuisce a ridurre lo stress professionale degli stessi operatori.

Quanti vantaggi può avere l’instaurare un ottimo rapporto col paziente! In effetti già Balint sosteneva che "il farmaco di gran lunga più usato in medicina generale è il medico stesso".

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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