Martedì, 18 Maggio 2021
Psicologia della Notizia

Opinioni

Psicologia della Notizia

A cura di Florinda Bruccoleri

Il lutto corre sulla rete

Ma chi decide di trasmettere il suo saluto in rete, è davvero coinvolto o è un modo per apparire? Quanto c’è di spontaneo e quanto di costruito in questa condivisione pubblica di quel dolore che invece un tempo si elaborava nel silenzio?

Abbiamo assistito ultimamente a scomparse di diversi personaggi famosi: attori, cantanti, nomi noti che ci hanno accompagnato in diversi modi ed in diversi momenti della nostra vita. Steve Jobs, Giorgio Faletti, Robin Williams, Joe Cocker, Virna Lisi, Mango e per ultimo Pino Daniele. E ce ne siamo un po’ tutti dispiaciuti, come se quei volti o quelle melodie fossero così vicine a noi da sentire il forte bisogno di condividere e postare sulle nostre vetrine social un saluto, una frase, un ringraziamento, un video, un semplice R.I.P., una faccina con una lacrima, qualsiasi cosa insomma potesse rendere omaggio e cordoglio a quella persona che ha lasciato prematuramente la vita. In molti, quindi, hanno voluto far sentire la propria voce.

E mentre in tanti hanno riempito le proprie pagine di riferimenti a questi personaggi, mentre tv e radio hanno rispolverato vecchi successi da sempre noti ma poco diffusi ultimamente, c’è anche chi magari ha cominciato a chiedersi che senso abbia venerare una persona in maniera così eclatante e diffusa soprattutto attraverso la rete e soprattutto dopo la sua morte.

Ma chi decide di trasmettere il suo saluto in rete, è davvero coinvolto o è un modo per apparire? Quanto c’è di spontaneo e quanto di costruito in questa condivisione pubblica di quel dolore che invece un tempo si elaborava nel silenzio?

Oggi internet e i social sono diventati una grande piazza virtuale, hanno creato quella vetrina delle vanità di ciascuno che si sovrappone alla tragedia, al dolore, al lutto, allargando la platea di chi commemora la morte seppur di una persona apparentemente lontana come un artista. Questa è quindi la morte ai tempi dei social. 

Ma in che modo la rete ha cambiato il modo di vivere la scomparsa di qualcuno? La condivisione del dolore che scorre sul web è diventata quasi una gara nel dover mostrare a tutti quanto quell’evento luttuoso e inatteso ci ha coinvolti e addolorati. Ma pare che paradossalmente piuttosto che contattare l’emozione dolorosa che investe ciascuno nel momento in cui si apprende una notizia di morte si cerchi, attraverso status, video, frasi e foto, di allontanarla, di condividerla con gli altri depotenziandola rispetto all’effetto che potremmo sentire se invece ci fermassimo ad ascoltarci nel nostro dispiacere.

Quella difficoltà che forse oggi più di prima esiste di entrare in contatto con noi stessi, con ciò che sentiamo, di prenderci un tempo per ascoltare privatamente un dolore che invece ci riesce più facile dare in pasto alla rete sta cambiando anche il modo di vivere i legami e le perdite, di entrare in contatto con la morte e col cordoglio (cosa già di per sé non semplice da fare).

E così Facebook e i social in genere sembrano dare la possibilità (o spesso l’illusione) di poter rielaborare il lutto in una forma diversa, ricreando una sorta di rete che si auto aiuta e che non sa fare i conti con la fine, cercando piuttosto di rendere tutto e tutti immortali.

Basti pensare, per esempio, al fatto che profili di persone care rimangono attivi nonostante la loro morte e che diventano pagine in cui ritrovarle e ritrovarsi per continuare a parlare di loro, mantenendo vivo il loro ricordo, condividendo pensieri ed emozioni, mantenendo una vicinanza emotiva con gli altri amici presenti e un contatto psichico con la persona che non c’è più.

Non sarà anche questa, però, una modalità con cui si tenta di proiettare su uno schermo ciò che in realtà abbiamo difficoltà a sentire dentro di noi?

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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