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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Psicologia della Notizia

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A cura di Florinda Bruccoleri

"Happy": una felicità contagiosa

Possiamo affermare che la felicità è contagiosa? Studi psicologici all’avanguardia stanno dimostrando come la “chimica” della felicità si può propagare in modo virale

“Happy”, che in inglese vuol dire "felice", è la colonna sonora del film "Cattivissimo me 2" e fino a qui nulla di eccezionale se non fosse che questo brano una volta uscito dai grandi schermi e dalle radio si sta riversando per le strade di tutto l’universo. Se pensiamo, inoltre, che finora sono stati diffusi in rete 817 filmati girati in 93 paesi diversi si capisce bene come "Happy" sia diventato un vero e proprio tormentone attraverso il quale ci si scatta un vero e proprio autoritratto danzante.

Si tratta di una febbre contagiosa che dilaga ovunque, dall’Europa all’America, dall’Australia all’Africa fino ai paesi più piccoli e sperduti della terra.

Il brano targato Pharrell Williams è diventato una vera mania collettiva. Tutto è iniziato lo scorso novembre quando il cantante per lanciare la canzone si è inventato un video di 24 ore girato durante l’arco di una intera giornata seguendo la canzone come filo conduttore. Da lì è partita l’emulazione dei fan che fanno a gara da un angolo all’altro del mondo per dare vita alla versione più stupefacente e creativa.

Una volta pubblicati sul web, i video vengono poi condivisi a livello planetario. Ed eccoli allora, giovani o meno giovani, sciolti o impacciati che si riprendono mentre ballano incontenibili assieme a passanti e ignare comparse che vengono coinvolte al ritmo di una allegria contagiosa e dilagante.

L’Italia non fa eccezione, dagli studenti universitari agli operai Fiat degli stabilimenti di Melfi, tutti ballano sulle note di "Happy".

E pensare che il brano è stato persino candidato all’Oscar come miglior canzone originale. Ma è indubbio che la scossa elettrica che dà il brano è capace di diffondere un virus contagioso di ottimismo, forza ed allegria che viene a cancellare quelle tristezze che parole come deficit, crisi e default hanno dipinto sul viso della gente a qualunque latitudine.

Felicità: quasi una sorta di antidoto, quasi come per dirsi da un capo all’altro del mondo “anche se va tutto in pezzi, dai non molliamo,tutti insieme ce la potremo fare, ancora una volta”.

Ma allora, possiamo affermare che la felicità è contagiosa? Studi psicologici all’avanguardia stanno dimostrando come la “chimica” della felicità si può propagare in modo virale e la conferma arriva da studi biologici sui cosiddetti “neuroni specchio” scoperti dai ricercatori dell’Università di Parma coordinati da neurologo Giacomo Rizzolatti: si tratta di un tipo particolare di cellule nervose dotate di particolarità di attivarsi sia quando osserviamo un’azione sia quando la compiano noi stessi.

Questi neuroni hanno un ruolo chiave sia nell'apprendimento dei movimenti per imitazione, sia nelle interazioni sociali, perché ci permettono di provare empatia e di interpretare le azioni altrui. E probabilmente è anche questo il “segreto” che sta alla base di questa sorta di osmosi emozionale generata e diffusa dal brano "Happy".

Se non ci credete o non conoscete il pezzo, provate a cercare sul web questa canzone dal motivetto accattivante e allegro e tentate anche voi l’esperimento del buonumore.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

"Happy": una felicità contagiosa

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