Psicologia della Notizia

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A cura di Florinda Bruccoleri

Gender: facciamo chiarezza

Per chi ne fosse a sconoscenza in breve si può dire che la campagna allarmistica messa in circolo attraverso i social network (e diffusasi con la classica e naturale proporzione esponenziale che internet facilita) ha diramato la notizia che nelle scuole sarebbe stato inserito un programma di autoerotismo e di educazione sessuale per bambini e ragazzi di tutte le età

Esiste una legge 107/2015 che al comma 16 dell’articolo 1 recita così: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni […]”.

Letto così probabilmente nessuno di voi si preoccuperebbe del suo contenuto. Mentre se dicessi una parola sicuramente gli animi si comincerebbero ad agitare: "Gender" o come molti l’hanno definita "Teoria gender". Quello che alcuni sostenitori hanno voluto far credere che la legge abrogasse.

Proprio ieri a Racalmuto si è tenuto un incontro informativo sulla riforma della “buona scuola” dal titolo: ma di che gender stiamo parlando? Una domanda parecchio retorica e un momento a cui tutti voi genitori, insegnanti, psicologi, etc. avreste dovuto partecipare per la preziosa possibilità che ha offerto di avere maggiori informazioni e di fare chiarezza rispetto a questo allarmismo infondato che da un po’ di tempo circola in rete.

Per chi ne fosse a sconoscenza in breve si può dire che la campagna allarmistica messa in circolo attraverso i social network (e diffusasi con la classica e naturale proporzione esponenziale che internet facilita) ha diramato la notizia che nelle scuole sarebbe stato inserito un programma di autoerotismo e di educazione sessuale per bambini e ragazzi di tutte le età.

Comprensibilmente una notizia del genere non ha potuto che destare allarmismi, paure, polemiche, una vera e propria emergenza sociale giustificata sicuramente dal fatto che ogni genitore vuole proteggere il proprio figlio. E così le mamme che ormai fanno parte di gruppi ben saldi e affiatati su whatsapp hanno cominciato la loro lotta solidale e unita, famiglie intere sono scese in piazza a manifestare contro questa “teoria”. Slogan, petizioni, referendum. Quante cose sono state ideate per combattere contro una ideologia inesistente.

Ma al di là della infondatezza della notizia c’è qualcosa che merita davvero attenzione. Questo profondo e diffuso allarmismo sull’ipotetica educazione sessuale ai nostri figli nelle scuole. Il problema forse centrale in tutto ciò è che noi pensiamo alla sessualità ancora come un tabù e quando pensiamo lontanamente al fatto che i nostri bambini possano venire a contatto con argomenti ritenuti scabrosi ci allarmiamo, ci mobilitiamo e forse ci spaventiamo anche un po’. Sì, perché noi pensiamo che la sessualità che dovrebbe essere spiegata ad un bambino possa essere quella che noi adulti conosciamo. Ma non è così.

Ogni bambino, sin dalla nascita, sperimenta delle pulsioni sane e naturali che si evolvono con l’età. Ma forse ad ogni genitore risulta difficile immaginare il proprio figlio come “sessuato”, come un neonato che può provare piacere durante l’allattamento, nel succhiarsi il pollice, nell’esplorare il suo corpo, durante il bagnetto, etc. La verità è forse che noi adulti siamo molto impreparati sull’argomento e di conseguenza non sappiamo se è normale essere spaventati, se è meglio essere punitivi o fare finta di nulla nel momento in cui vediamo dei comportamenti ritenuti anomali per un bambino.

È impensabile che i nostri figli possano provare piacere, ricercarlo e sperimentarlo. Ma in realtà è del tutto normale e fa parte del naturale e sano sviluppo del bambino. La sessualità, infatti, è questa: è quella parte integrante della formazione identitaria dell’essere umano e ciascuno di noi che ha a che fare coi bambini si ritroverà prima o poi a doversi confrontare con la loro sessualità e con le loro curiosità.

Il vantaggio in tutto ciò è che se noi abbiamo bambini informati in maniera corretta nelle scuole così come in famiglia avremmo un domani meno giovani che cercheranno le informazioni che vogliono su internet entrando in contatto molto probabilmente con l’aspetto più negativo della sessualità.

Educare contemporaneamente i bambini all’affettività, alle emozioni e alla sessualità è sicuramente un bisogno fondamentale per la nostra società, affinché i ragazzi possano avere un approccio sereno col proprio corpo, con le proprie emozioni e di conseguenza con l’altro e la sua diversità. Aprirsi all’informazione, documentarsi, leggere, chiedere spiegazioni agli esperti nei vari settori: questo è il giusto modo di affrontare le notizie e i falsi allarmismi.

Perché poi alla fine le vere vittime di questa campagna che ha disorientato un po’ tutti sono sempre loro: i bambini.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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