Psicologia della notizia

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Bambini in vetrina

Il 92 percento dei bambini sotto i due anni è presente su internet già dai primi mesi di vita. Il restante 8 percento è rappresentato da genitori che si rifiutano di postare le foto dei loro figli

Spesso in questa mia rubrica affronto dei temi legati alla dipendenza dalla rete, all’eccessivo o scorretto uso che si fa dei social network e alle conseguenze che possono derivare da questo legame così intenso, e spesso superficiale, con tutto ciò che è tecnologico. Oggi il tema potrà sembrare banale, ma ritengo sia un altro aspetto della tematica generale appena accennata da tenere molto presente, perché di grande importanza. Mi riferisco alla pubblicazione e diffusione di foto di bambini su Facebook (in particolare) o su altri social.

Da premettere che non si tratta di una lettura critica di tale comportamento che accomuna molti, né tantomeno di un rimprovero rivolto a coloro che liberamente scelgono cosa pubblicare sui propri diari, ahimè non più segreti come un tempo. Ma mi piacerebbe che questo articolo potesse servire come spunto di riflessione e come presa di consapevolezza per coloro che si ritrovano in queste parole, a compiere gesti che ormai sono così abitudinari da diventare quasi automatici.

Immersi nell’era della condivisione tecnologica, un po’ tutti abbiamo sperimentato in varia misura il piacere di condividere con chi ci “segue” momenti della nostra famiglia, delle nostre giornate, della gioia di presentare agli altri i nostri figli, la loro bellezza, il loro primo bagnetto, la prima candelina spenta, i loro capricci e le loro risate contagiose; tant’è che uno studio americano ha dichiarato che il 92 percento dei bambini sotto i due anni è presente su internet già dai primi mesi di vita. Il restante 8 percento è rappresentato da genitori che si rifiutano di postare le foto dei loro figli per diversi motivi e che in questa scelta sono appoggiati da psicologi e avvocati proprio per la delicatezza del tema e per la attendibilità delle loro motivazioni. 

Ma cosa si nasconde dietro quella voglia di presentare al mondo i propri piccoli e quali i reali rischi di questo comportamento? Ritrarre e condividere i momenti più belli della vita dei nostri figli ci inorgoglisce, ci rende fieri nel mostrare quasi spesso esclusivamente i momenti felici dell’essere mamme. Ma mostrare solo la felicità equivale un po’ a quel desiderio di essere realmente felici che ovviamente da un punto di vista psicologico è un atteggiamento positivo ma che bisogna sempre dosare accuratamente. Avete mai visto o avete mai pubblicato foto dei momenti più difficili della maternità/paternità? I pianti, le nottate, le preoccupazioni, la rabbia. Come mai, secondo voi?

Così, in queste realtà virtuali, dove tutto diventa di tutti, si rischia di banalizzare, ridicolizzare e privare di valore ciò che invece dovrebbe essere più protetto da quella voglia di esibizionismo e di universalizzazione. Raramente si pensa poi ai rischi legati alla diffusione delle foto di bambini in rete! Non si pensa o forse non si sa che alcuni crimini su minori sono aumentati proprio per l’eccessivo e sproporzionato uso che si fa di Facebook, dove pedofili possono anche impossessarsi delle foto dei bambini di ogni età, modificandole e scambiandosele tra loro. 

Su questo si dovrebbe riflettere, su quello che all’apparenza può risultare un tema molto popolare quanto delicato. E poi, siete sicuri che se i vostri figli da grandi sapessero che i loro genitori hanno pubblicato e diffuso (in buona fede) foto di loro seduti in bagno, sporchi di gelato o con le dita nel naso sarebbero contenti? Chissà, forse state proprio pensando se lo avete fatto. Ma non colpevolizzatevi se la risposta è positiva. 

L’informazione serve a quello, a fare in modo che la prossima volta che si sta caricando una foto si faccia quantomeno con consapevolezza, dopo aver bene riflettuto. E se proprio non riuscite a farne a meno, esistono diversi accorgimenti da adottare per condividere foto e video dei più piccoli in massima sicurezza.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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