Psicologia della notizia

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L'estate in un bicchiere

Classificare l’uso di alcool una malattia non è stato un processo automatico, perché “il bere” è stato a lungo considerato semplicemente un “vizio”, uno “stile di vita”, una forma di “debolezza del carattere”

(foto Florinda Bruccoleri)

Una volta il ritorno più snervante verso casa era soprattutto rappresentato dal sabato sera, dopo una “nottata lunga e consumistica” nella speranza di poter serenamente concludere il divertimento smaltendo quei bicchieri sul letto e con un buon sonno. In estate, invece, ogni sera sembra sabato, ogni giornata dura qualche ora in più delle normali ore di ogni altro giorno; il tempo si dilata (spesso  anche per via degli effetti di alcol e droga) e la mattina sembra che non arrivi mai. E, quando arriva, sembra sempre troppo presto.

Così basta semplicemente fare un giro a San Leone per poter osservare grandi masse indistinte di ragazzi (e anche ragazze) con bicchieri di plastica dal contenuto variopinto e inebriante, lunghe file di gente ai banconi dei bar incuranti del tempo di attesa dinnanzi a loro che però li condurrà a soddisfare quello che è per alcuni una sete, per altri un desiderio, per altri ancora una dipendenza.

Classificare l’uso di alcool una malattia non è stato un processo automatico, perché “il bere” è stato a lungo considerato semplicemente un “vizio”, uno “stile di vita”, una forma di “debolezza del carattere”. Solo intorno agli anni Quaranta, con la nascita dei primi gruppi di Alcolisti anonimi, si è cominciato a delineare il quadro della dipendenza da alcool come una forma patologica, la cui causa andava ricercata in problemi relazionali, caratteriali ed in disordini comportamentali. 

Gli effetti dell’alcool sono differenti. Alcuni, per dosi moderate, possono essere positivi, come l’aumento di fiducia in se stessi, una sensazione di euforia o di rilassamento, il miglioramento dei processi digestivi e l’effetto protettivo nei confronti dell’aterosclerosi. Una fra le motivazioni principali che spinge, soprattutto i più giovani, ad assumere bevande alcoliche, oltre alle pressioni culturali e dei mass media, è il fatto che l'alcool venga ritenuto in grado di disinibire e facilitare i rapporti e le relazioni sociali anche nei soggetti più timidi. 

In effetti  l'alcool, come quasi tutte le droghe, grazie anche ai suoi iniziali effetti euforizzanti è in grado di allentare sensibilmente i freni inibitori ed alterare il comportamento. Tali alterazioni comportamentali, compromettendo le capacità di giudizio e di critica, rendono però i soggetti più suscettibili alle critiche ed irritabili, meno propensi ad accettare osservazioni ed a confrontarsi con gli altri, favorendo così il verificarsi di situazioni di contrasto e conflitto con le persone vicine. Inoltre,  l'uso prolungato di alcol può aggravare i sintomi e gli stati d'ansia e depressione, portando così ad una progressiva compromissione delle relazioni e dei rapporti sociali.

È difficile, tuttavia, stabilire la dose giornaliera di alcol “innocua”, a causa dell’ampia variabilità individuale in dipendenza del volume e del peso del corpo, del sesso, dell’età, delle abitudini alimentari, dello stato psico-fisico, della modalità di assunzione, e dell’influenza di fattori ereditari che controllano la capacità di metabolizzazione ed il funzionamento dei centri nervosi di ricompensa e gratificazione. 

La dipendenza alcolica inizia quando la quantità di alcol assunta è maggiore di quella che l’organismo può normalmente metabilizzare. Queste sono solo piccole pillole di un argomento vasto che dovrebbe essere più diffuso e tenuto in considerazione. A poco servono le campagne di sensibilizzazione, a niente servono le esperienze negative degli altri per portarci a pensare che possa capitare a noi (negandole scaramanticamente), ma basterebbe fermarsi un po’ se non si vuole rischiare di rovinarsi l’estate e la vita.

RIF. www.asaps.it – www.psicoogia-sostanze.it

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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