Psicologia della Notizia

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Psicologia della Notizia

A cura di Florinda Bruccoleri

Dimagrire senza soffrire

Se le diete falliscono è perché ovviamente privano della gioia di mangiare, costringono a fare dei sacrifici e automaticamente rendono infelici

Il titolo dell’articolo di oggi sembrerebbe l’ennesimo slogan di una campagna pubblicitaria tutta al femminile in un periodo come questo in cui la tanto temuta prova costume si avvicina inesorabilmente, trovandoci nella maggior parte dei casi “impreparati”.

"Sono grassa, faccio schifo, mi vergogno a mettermi il bikini, quest’anno non andrò al mare", etc. Chi è in sovrappeso conosce benissimo il tormento psicologico che ci sta dietro a queste affermazioni, ma forse pochi sanno che quel numero sulla bilancia scende se la gioia di vivere aumenta. 

Esistono ad oggi milioni di diete diverse proposte da tv e giornali: da quella delle fragole a quella del gelato, per passare da quella della luna a quella della luce. Ma la stragrande maggioranza di esse falliscono, nonostante promesse miracolose. Se le diete falliscono è perché ovviamente privano della gioia di mangiare, costringono a fare dei sacrifici e automaticamente rendono infelici.

Comunemente il sovrappeso è generato dalla mancanza di piacere nella vita che viene compensato col cibo di solito usato come risposta a bisogni di natura affettiva ed emotiva. Per cui la parola fame (quando va al di là del normale bisogno fisiologico) potrebbe essere per esempio sinonimo di rabbia, ansia, stress, insoddisfazione. Di conseguenza, se così fosse, raggiungere il “peso forma” si può prendendosi cura proprio di queste sensazioni e non solo contando ossessivamente le calorie di ogni cosa. È possibile, in sostanza, correggere quegli automatismi che legano le emozioni negative al cibo e comprendere che si può essere arrabbiati, stressati o delusi e non per forza mangiare.

Un altro sentimento da considerare è il classico senso di colpa. Hai mangiato un cioccolato e ti ha fatto stare bene? Perché colpevolizzarti? Con questo non voglio suggerire di trovare una giustificazione ad ogni strappo alimentare ma di certo è importante autorizzarsi a qualche peccato di gola quando questo regala un momento di piacere. Un atteggiamento auto colpevolizzante non fa altro che generare quel circolo vizioso per il quale ci si dice: “ancora una volta non sono stato preciso, ho mangiato cose che non dovevo, mi faccio schifo, mi abbuffo ancora una volta per punirmi!”.

Pertanto, importante diventa incentrare la propria vita verso una ricerca del piacere e della soddisfazione in diversi ambiti così da avere dei vantaggi anche per la linea.Volevo di seguito proporvi tre esercizi da provare quando state per intraprendere una dieta o per correggere il vostro regime alimentare:

1. tenere un diario dove poter annotare l’ora, il cibo e l’emozione. È importante potersi soffermare a conoscere quali sono i cibi su cui spesso ci si butta per soddisfare i bisogni emotivi. Il pacchetto di patatine delle sette ha coinciso con un prolungamento forzato dell’orario di lavoro? Ecco, questo rappresenta un tipico "fuoripasto da stress". Stabilendo una connessione tra cibo ed emozioni si può giungere a modificare certi comportamenti e a gestire diversamente l’emozione negativa del momento.

2. Osservarsi mentre si mangia. Spesso il modo di mangiare è errato e può essere una delle cause del sovrappeso. Guardarsi allo specchio inizialmente potrebbe sembrare invadente ma potrà aiutare a conoscere il proprio modo di mangiare, aiutandoci a masticare più a lungo, ad assaporare meglio e con più calma il nostro cibo.

3. Toccarsi. Ogni qualvolta si sente lo stimolo di mangiare qualcosa in un orario fuori dai pasti canonici sarebbe bene appoggiare le mani sui fianchi o comunque su tutte quelle zone del corpo che non ci piacciono. Sembra un gesto insolito e anche strano ma vedrete quanto sarà potente da un punto di vista emotivo. Così facendo si potrà alleviare l’attacco di fame o comunque aiuterà a sostituire un cibo calorico con uno spuntino leggero. 

È importante conoscere queste connessioni tra emozioni e cibo per evitare che si inneschi proprio quel corto circuito tra il desiderio di stimoli appaganti e il fatto di soddisfarli col cibo che rappresenta ovviamente per tutti la fonte di soddisfazione sostitutiva più facile e più accessibile.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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