Psicologia della Notizia

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A cura di Florinda Bruccoleri

Quando le parole distruggono: il cyberbullismo

Il web è diventato per molti adolescenti uno sfogatoio, un diario virtuale nel quale raccontare (al mondo) le proprie angosce e chiedere agli altri consigli, supporto, condivisione. E questo quasi sempre non è terapeutico, anzi, diviene un modo indiretto per farsi del male, per ricevere del male

Un tempo esistevano i diari segreti, quelle pagine bianche sulle quali sfogarsi, sulle quali imprimere emozioni, delusioni, tristezze, sofferenze e difficoltà. Era anche un po’ terapeutico chiudere quel lucchetto e lasciare tutto dentro, come se si fosse svuotato quel sacco troppo pesante da sorreggere da soli. Oggi c’è il web, ed è questo ad essere diventato per molti adolescenti uno sfogatoio, un diario virtuale nel quale raccontare (al mondo) le proprie angosce e chiedere agli altri, a chiunque, indistintamente e indiscriminatamente consigli, supporto, condivisione. E questo quasi sempre non è terapeutico, anzi, diviene un modo indiretto per farsi del male, per ricevere del male.

È il caso di un nuovo luogo virtuale che oltrepassata i confini tradizionalistici di Facebook e Twitter e che è diventato uno dei social network preferiti dagli adolescenti tra i 13 e i 16 anni. Il suo nome è Ask.fm e sembra essere ritenuto pericoloso e responsabile del sempre più diffuso fenomeno del Cyberbullismo (ovvio che questo non è l’unico sito imputabile, poiché esistono diverse piattaforme che favoriscono simili episodi, online e offline).

Ma vediamo in breve cosa è Ask.fm e approfondiamo il tema del Cyberbullismo. In breve, il social Ask.fm è basato sul meccanismo della domanda e risposta. Ognuno ha un profilo personale e c’è uno spazio bianco per porre domande in forma anonima. Di base quindi ci si parla senza conoscersi. Tra gli adolescenti serve per rinfacciare quello che a volte non si ha il coraggio di dire in faccia. Per insinuare, per offendere, per vendicarsi, per minacciare. Funziona molto meglio da quando c’è l’app per il telefonino. È come un sms: un trillo e ti arriva una domanda. Puoi rispondere in poche parole. E poi forse te ne arriva un’altra. Per tanti ragazzi diventa compulsivo, quasi un’ossessione (fonte:web).

È un social che gli adulti non conoscono e che invece gli adolescenti frequentano molto. Il vantaggio, che spesso diventa anche il rischio, è che questo offre una libertà assoluta di lanciare frasi, parole, offese a volte pesanti come un masso e digitati con una cattiveria immorale a cui è difficile trovare un senso e che annientano tutti quei ragazzini che nel bene o nel male si distinguono dagli altri per orientamento sessuale, per estrazione sociale, per le caratteristiche fisiche, per una estrema timidezza o per qualsivoglia motivo ritenuto buono per denigrare. 

Sono queste, in linea di massima, le vittime del Cyberbullismo che nella maggior parte dei casi restano anonimi mentre per un’altra buona parte si manifestano attraverso notizie di suicidi, di lanci nel vuoto di coloro i quali non hanno più la forza per sorreggere tutte queste vessazioni tanto virtuali quanto dolorose.

È bene, però, evidenziare che in questi casi di suicidi adolescenziali sia presente, verosimilmente, un substrato già preesistente di problematiche psicologiche o mentali e che molto probabilmente questi stessi ragazzi sono vittime di angherie anche nella vita reale e ciò non fa altro che amplificare disturbi psichici latenti, come per esempio la depressione (John C.Le Blanc, professore all’università Dalhouse di Halifax).

“Il Cyberbullismo è quindi quel fenomeno che avviene quando bambini e/o adolescenti si avvalgono dell’utilizzo di internet, dei telefoni o di altri tipi di tecnologia per maltrattare e molestare ripetutamente i propri coetanei.” È facile poterlo distinguere dal classico bullismo (altro fenomeno molto diffuso e psicologicamente altrettanto distruttivo) poichè mentre dal vecchio bullo ci si poteva sempre sottrarre attraverso delle strategie quali per esempio cambiare scuola, città, compagnia, dal web non si può facilmente fuggire. Il bullismo trova in Internet e nei social network un terreno molto fertile che riesce a diffondere frasi, immagini, foto in una maniera incontrollata, invisibile e repentina.

Sappiamo bene che non è facile che i ragazzi si rivolgano spontaneamente a noi adulti per affrontare i loro problemi, ma quello che ogni genitore consapevole può fare è parlare costantemente con i propri figli, raccontare e far conoscere queste “storie di ordinaria follia”, non dando sentenze o giudizi ma chiedendo loro cosa ne pensano, guidandoli a riflettere e confrontarsi.

E ciò non dovrebbe essere fatto solamente tra le mura domestiche ma dovrebbe essere approfondito nelle opportune sedi, tra cui anche la scuola.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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