Psicologia della notizia

Psicologia della notizia

Contagio emotivo

La nuova ansia sociale generata dalle notizie allarmanti che sono diffuse quotidianamente a proposito del virus ebola che seppur non abbiano messo (finora) in evidenza rischi per la salute di noi italiani contribuiscono a generare momenti di panico e pensieri inopportuni

Avevo scritto un simile articolo un po’ di anni fa, quando si era diffusa la notizia della presenza di un batterio killer responsabile di gravi rischi per la salute e che aveva generato un clima di ansia diffusa. Oggi, a distanza di anni, non mancano altre occasioni analoghe per sentirsi altrettanto ansiosi...

Prima tra tutte, in questi giorni, la nuova ansia sociale generata dalle notizie allarmanti che sono diffuse quotidianamente a proposito del virus ebola che seppur non abbiano messo (finora) in evidenza rischi per la salute di noi italiani contribuiscono a generare momenti di panico e pensieri inopportuni.

Sicuramente le modalità con cui ci vengono presentate le caratteristiche dell’ebola e cioè la facilità di contagio, la mortalità elevata e le terribili condizioni fisiche che possono sopraggiungere al paziente infetto bastano da sole a generare delle reazioni psicologiche abbastanza inquietanti.

Accanto a ciò il fatto che internet e telegiornali diffondono notizie a tal riguardo che prendono forma e che vengono interpretati e categorizzati dalle nostre strutture cognitive generando un più o meno profondo allarmismo. Ciò che succede a livello psicologico è che si finisce col sopravvalutare la probabilità di un evento che di per sé è raro e col sottovalutare il fatto che l’ebola è una malattia che non è nuova ma che già esiste da parecchio tempo. È solo che, ovviamente, le notizie che vengono diffuse ampiamente in questo ultimo periodo ci fanno apparire tutto estremamente esagerato e il rischio è che diventi un vero e proprio “contagio” emotivo.

Ebola fa paura, la crisi è reale, ma altrettanto reali sono il danno da fumo, la velocità sulla strada e tanti altri comportamenti a rischio. Sarebbe forse paradossale preoccuparsi della febbre emorragica e protrarre l’agire di quei comportamenti pericolosi che quotidianamente possiamo osservare (medicitalia.it).

Nessuno ha dimenticato la mucca pazza, l'influenza aviaria, le uova alla diossina, il latte alla melanina, l'acqua all'arsenico, le mozzarelle blu, ed ogni volta la solita nevrosi sociale.

Certo è che questa ansia in progressione esponenziale si legittima col disorientamento dato dall'incrocio di informazioni richieste e ricevute su tale “patologia” (spesso apparentemente contrastanti tra di loro), ma è altrettanto vero che bisognerebbe lavorare per allentare la paura, mantenendo il sereno impegno che la situazione richiede. Dovremmo razionalizzare la paura perché l’ansia più profonda, a volte, è generata dai media che influenzano facilmente il nostro stato interiore.

A tal riguardo, la professoressa Valentina D’Urso, docente di psicologia generale all’Università di Padova, spiega come viene alterata la percezione di un rischio: «I mezzi di comunicazione hanno una grandissima importanza. Il peso che viene dato alla notizia, lo spazio dove viene collocata nel giornale o nel servizio, influenza la percezione del pubblico e può alimentare un allarmismo sproporzionato. L’effetto viene enfatizzato al massimo dagli aspetti fotografici e visivi. In questo modo si alimenta la sensazione di pericolo in chi usufruisce dell’informazione, la quale si può tramutare in vera e propria angoscia nei soggetti a rischio. E soprattutto questa percezione del pericolo non viene confrontata mai rispetto a pericoli molto più banali ma molto più probabili. Attenzione a essere critici su queste notizie e a confrontarle sempre con altri rischi più vicini a noi. Le masse si muovono in maniera molto emotiva, ed è estremamente facile eccitare questo tipo di emotività, basata da una parte su un pericolo molto grande, ma dall’altra parte su dei numeri molto piccoli. Un modo per dare il giusto peso a una notizia potrebbe essere quello di relativizzarla. Un messaggio potrebbe essere “Se arriva un caso di Ebola a Malpensa o a Fiumicino, il rischio che tu possa essere contagiato è mille volte inferiore rispetto a quello di avere un incidente in macchina ogni volta che vai al lavoro”».

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

Psicologia della Notizia

Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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