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Venerdì, 12 Agosto 2022
Psicologia della Notizia

Opinioni

Psicologia della Notizia

A cura di Florinda Bruccoleri

Faccia a faccia con la vita

Quando il dolore si manifesta in seguito ad una motivazione corporea diviene semplice ed immediato il ricorso a cure, attenzioni ed interventi che possano mitigarlo, curarlo e guarirlo. Ma quando il dolore appartiene a quello strato più profondo e celato di noi stessi? Che fare?

Sembrava facile e scontato trovare l’ “ispirazione” per l’articolo di oggi data la molteplicità e anche la drammaticità delle ultime notizie di cronaca presenti in prima pagina. Notizie che lasciano quella amarezza dentro da immobilizzare pensieri e animo, da impedire persino a me di “sfruttare” certi
eventi per trasformarli in riflessioni.

Ventinovenne in gravi condizioni, giovane in fin di vita…sono queste le frasi che lasciano attoniti, immobili; che spingono quasi a non volere far rumore, a rimanere in silenzio, in un rispettoso silenzio nei confronti di chi in questo istante lotta con la vita e di chi sta convivendo con il dolore.

Esistono varie forme di dolore ed ognuna diversa dall’altra proprio per quella sua caratteristica di soggettività. Parlando di dolore subito si è portati a pensare a qualcosa che danneggia il nostro corpo, il nostro fisico, il nostro organismo, quella composizione di cellule e tessuti di cui tutti siamo fatti, indistintamente. Ma il dolore, oltre ad essere un’esperienza sensoriale, è anche un’esperienza emozionale, che è del tutto privata, intima e soggettiva e che rappresenta la vera e propria esperienza del dolore. E se pensiamo a quanto sia già difficile quantificare un dolore di cui si riconosce l’origine corporea e tangibile, proviamo ad immaginare quanta difficoltà e forse impossibilità esiste solo semplicemente nel dare parole ad un dolore che viene da dentro, dal profondo di quell’anima che già di per sé pare così misteriosa, intransitabile e persino a volte indecifrabile.

Pertanto quando il dolore si manifesta in seguito ad una motivazione corporea diviene semplice ed immediato il ricorso a cure, attenzioni ed interventi che possano mitigarlo, curarlo e guarirlo. Ma quando il dolore appartiene a quello strato più profondo e celato di noi stessi? Che fare?

Raramente si cerca aiuto perché è come se le parole che mancano a noi stessi non possano di certo essere “suggerite” da persone estranee, esterne, che non sentono e non ascoltano il nostro stesso dolore. È vero, è complesso spiegare un dolore, tentare di farlo comprendere a quell’anima che non è la nostra, già turbata di per sé ad accettare quell’ospite oscuro e scomodo che non sappiamo come accogliere, che ci mette a contatto faccia a faccia con la nostra piccolezza, con la nostra fragilità, con la nostra finitudine senza magari poter pensare a quanto, seppur minimo, possa essere il compenso della condivisione.

I miei pensieri oggi volontariamente si fermano qui e la mia vicinanza paradossalmente vorrebbe giungere a quelle famiglie che stanno vivendo momenti di shock, di ansia, di sensi di colpa, di rabbia e di aggressività verso il fato, verso il destino, verso quella sorte inaccettabile e avversa. E sono tali notizie che riaprono il libro dei nostri “perché”, dove l’unica certezza è che noi non siamo mai preparati ad affrontare la sofferenza e il dolore; ci impegniamo piuttosto freneticamente in attività compulsive durante i nostri giorni per sottrarci a riflessioni che semplicemente ci rattristerebbero. E questo diviene il modello della nostra esistenza…fino a quando, però, certe notizie ci mettono faccia a faccia con la vita, con la sua finitudine e con le sue inspiegabilità.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta in formazione,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

Per contatti: florindabruccoleri@hotmail.it

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