Elio e le storie...di Girgenti

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Bimba senza testa: orrore a Girgenti

Per giorni si discusse sul "fatto" in tutta Girgenti, e più se ne parlava più la gente cominciava a vivere nella paura che c'era in giro un folle che tagliava la testa ai bambini. Poi, finalmente, si seppe che a Favara avevano accusato di quell'infanticidio una tale Verona Giovanna...

Appena saputo il "fatto", la povera Mariagrazia era scappata verso la chiesa, incredula, e mentre correva minacciava suo figlio perché, se il "fatto" che le aveva detto non era vero, tornata a casa l’avrebbe bastonato, chè non erano quelle cose da inventare per spaventare una povera madre. Ma quando fu là, davanti la chiesa dell’Addolorata c’era già tanta gente e tutta immobile e in silenzio.

Sentì poi la vecchia Filomena che cominciò ad urlare, con le mani tra i capelli : "Sono state le Donne, ne fanno tante di cattiverie alle povere mamme".

Ma sua sorella Lina non era d’accordo: "Ma quando mai le Donne hanno fatto una cosa così !".

A sentire parlare delle Donne, a Mariagrazia venne "un moto". Sin da bambina la mamma le diceva di dire le preghiere la sera, che così le Donne non la pigliavano. Si sapeva che le Donne erano spiriti maligni che la notte entravano nelle case e si portavano le creature piccole, ancora in fasce, dalla culla, per chi ce l’aveva la culla.

La favola delle Donne era conosciuta in tutto il quartiere del Rabato, a Girgenti (oggi Agrigento). Alcuni dicevano che era una favola, appunto, per spaventare i monelli e farli stare buoni, ma altri ci credevano veramente e raccontavano fatti atroci, di bambini rapiti, che morivano nel letto senza motivo e che il giorno prima trovavano con le treccine attaccate, che era il segno diabolico che le Donne volevano quella creatura.  E c’era chi chiamava la maga per sciogliere quelle treccine e tenere lontane le Donne. 

Mariagrazia si fece ancora avanti tra la folla e arrivò così dove c’era la povera bambina senza testa.

Vincendo lo sgomento e il raccapriccio, le si fece ancora più vicina, perché quasi non credeva a quello che vedeva e quasi voleva toccarla.
No, non potevano essere state le Donne, se mai esistevano. Questa era opera di un pazzo, pensò Mariagrazia. Ma se lo tenne per sè.
Vennero il medico del Comune e le guardie a prendere il corpicino, e tutti dietro ad  accompagnare la bimba senza testa, finchè non venne messa dentro una bara, e poi dietro al carro del Comune sino all’ospedale di via Atenea.

Per giorni si discusse sul "fatto" in tutta Girgenti, e più se ne parlava più la gente cominciava a vivere nella paura che c’era in giro un folle che tagliava la testa ai bambini.

Poi, finalmente, si seppe che a Favara avevano accusato di quell’infanticidio una tale Verona Giovanna. Il "fatto" della bambina senza testa era stato scoperto il 12 marzo del 1872. Tre mesi dopo il ritrovamento del corpo della bambina era accaduto che al carcere, nell’ex convento di San Francesco, a Favara, le compagne di cella di questa Giovanna Verona avevano saputo da alcuni del paese che, prima di finire in carcere per frode, la carcerata Giovanna aveva avuto una figlia.   

Nessuno di quelli che a Favara l’aveva vista con la bambina appena nata sapeva adesso dire dove fosse finita la figlioletta della sventurata.
Già un’altra volta la Giovanna aveva partorita un’altra bambina, e a tutti aveva detto che l’aveva abbandonata, ed esposta alla ruota delle suore del Collegio di Maria. Ma di questa sua seconda figlia non diceva niente, e niente più si sapeva neppure tra i suoi partenti.

Così le altre carcerate che erano con lei, e cioè Anna Selvaggio, Maria Di Rosa, Maria Paradiso e Margherita Mancuso, la misero alle strette e, dopo una questione sorta fra loro, finalmente Giovanna si liberò la coscienza da quel peso  e confessò che la bimba senza testa era la sua.
Allora Anna, Rosa e Margherita andarono dal direttore del carcere a riferire quanto avevano saputo.

Questo riportano i documenti che abbiamo trovato all’archivio di Stato di Agrigento (inv 26 fasc.389). Non vi è traccia su come la disgraziata abbia tentato di spiegare l’infanticidio. Se mai sia possibile giustificarlo.

Elio Di Bella  (Agrigentoierieoggi)

Elio e le storie...di Girgenti

Elio Di Bella è un cronista agrigentino, docente di storia e filosofia e appassionato di storia locale. Cerca in tutte le occasioni di essere all'altezza della situazione (ma essa non deve superare il metro e cinquanta). E' cresciuto (si fa per dire) mangiando pane e Inter negli anni Sessanta, quando i nerazzurri vincevano tutto. Appassionato fin da ragazzo di voli spaziali, oggi è più certo dell'esistenza degli alieni, che di prossimi successi della sua amata Inter. Si consola però vedendo vincere la squadra di basket Fortitudo Agrigento, di cui scrive per il Giornale di Sicilia le note sportive, tentando di essere all'altezza della situazione quando deve intervistare ragazzi alti oltre un metro e novanta. Ma è un'impresa disperata.

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