Guarino Amella contro Verderame: un processo politico di un secolo fa a Girgenti

La notte tra il 4 e il 5 luglio 1922 fu una delle più amare per l’onorevole Giovanni Guarino Amella. Fino a quel giorno le aveva vinte tutte. Ma quella notte i tammurinari di San Calò a Girgenti non suonavano per lui, ma per il “pescecane”, come lo chiamava lui, l’ex onorevole di Licata Arturo Verderame

Giovanni Guarino Amella

La notte tra il 4 e il 5 luglio 1922 fu una delle più amare per l’onorevole Giovanni Guarino Amella. Fino a quel giorno le aveva vinte tutte. Da quando aveva lasciato quella rupe isolata su cui sorgeva il suo paese natio, Sant’Angelo Muxaro, era passato di trionfo in trionfo: capo della deputazione provinciale di Agrigento, sindaco di Canicattì e poi il grande balzo a Roma, alla Camera dei Deputati. Ma quella notte i tammurinari di San Calò a Girgenti non suonavano per lui, ma per il “pescecane”, come lo chiamava lui, l’ex onorevole di Licata Arturo Verderame.  Alle 23.00 del 4 luglio i giudici della Corte Penale di Girgenti (come da sentenza custodita presso l’archivio di Stato di Agrigento, inv.9 fascicolo 155) avevano detto che lui, l’onorevole Guarino Amella, aveva diffamato e ingiurato a mezzo stampa l’innocente Arturo Verderame e pertanto meritava la condanna a nove mesi di galera e doveva pagare una multa di duemila lire.

Arturo Verderame

La storia di Arturo Verderame, grande commerciante di zolfo, di alimentari e altro, era molto diversa. Prima della grande guerra del 1915-18 aveva un’azienda molto ben avviata, ma niente di più. Ma poi, scoppiata la grande guerra, era “scoppiata” anche la ricchezza in casa Verderame. Era quanto sosteneva   l’on. Guarino Amella. Il professore Calogero Carità nella sua opera sulla storia di Licata,  “Alicata Dilecta”, ha ricostruito la tormentata vita politica di Arturo Verderame.

Venne eletto deputato per ben due volte, nel 1919 e nel 1921, nella lista progressista capeggiata da Enrico La Loggia. Presto Guarino Amella  tentò più volte di farlo decadere dalla carica adducendo vari cavilli. Finalmente, il 17 maggio 1922 – sappiamo dalle ricerche di Calogero Carità – le accuse di Guarino Amella colpirono nel segno:  accusato di brogli elettorali, la Camera dei deputati dichiarò decaduto il deputato Arturo Verderame. Il suo posto in Parlamento venne assunto  da Antonino Pancamo, un uomo di Guarino Amella.

A Roma intanto da tempo un giornale della destra nazionalista, “Fronte interno”,  aveva cominciato a riempire colonne e colonne accusando Arturo Verderame di avere rifornito di benzina i sommergibili nemici, tedeschi, che navigavano nelle acque del Mediterraneo. Né l’intraprendente licatese si era fermato lì. Perché - grazie ai contatti che aveva con alcuni intermediari tedeschi - aveva poi anche venduto grandi quantità di zolfo ad Austriaci e Tedeschi. Ma durante la guerra l’aveva fatto molto abilmente, inviando la merce in Grecia, in Norvegia, in Svizzera, per mare o con i treni merci. E sapete cosa ci facevano i nostri nemici con lo zolfo di Verderame? Fabbricavano i gas asfissianti con cui uccidevano a centinaia i soldati italiani. Tutte queste cose aveva detto per mesi il giornale “Il Fronte Interno” e Guarino Amella aveva ripreso tutte quelle infamanti accuse e le aveva riportate nero su bianco sul suo giornale agrigentino “Il Chiodo”. E così Arturo Verderame l’aveva querelato. 

Al processo di Girgenti il licatese riuscì a smontare una per una quelle infamie, dimostrando che i rifornimenti a Tedeschi ed Austriaci erano stati sospesi dalla sua azienda quando fu chiaro che quei due paesi, prima nostri alleati, sarebbe presto diventati nostri nemici. E ciò decise persino prima che il governo italiano  dichiarasse guerra all’Austria e imponesse di sospendere i commerci con paesi ostili. Lo zolfo che Verderame continuava a mandare invece in Grecia, in Svizzera e in Norvegia era strettamente controllato nelle quantità e nelle modalità di spedizione direttamente dal nostro governo e da quelli a cui era destinato. Insomma Verderame aveva fatto tutto per bene. Per cui Guarino Amella venne condannato dal tribunale di Girgenti.

Fu il momentaneo  trionfo di Arturo Verderame. Guarino Amella presentò subito appello contro la sentenza. L’ultimo atto si compì tre mesi dopo a Palermo. Il 28 ottobre 1922 la Corte di Appello di Palermo ribaltò la sentenza del Tribunale di Girgenti – ci ha detto lo storico Calogero Carità – assolvendo Guarino Amella e condannando Arturo Verderame, reo di aver mandato direttamente o indirettamente lo zolfo in Germania pur sapendo che poteva essere utilizzato per fabbricare gas asfissianti. Guarino Amella aveva vinto.

In quello stesso giorno però non finiva solo la vita politica di Verderame, ma sarebbe diventata molto tormentata anche  quella dell’antifascista Guarino Amella:  quello era infatti il giorno della marcia fascista su Roma.
Morire di lavoro a Girgenti - Blog

Elio Di Bella 

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