Colonne d'Ercole

Colonne d'Ercole

Lo straniero del Quadrivio

La Sagra più sgangherata che sia mai vista e che era meglio non si facesse. Però visto che si deve fare per forza, perché pare che ce lo abbia prescritto il medico, allora agli organizzatori due suggerimenti vanno dati

"E lei da dove viene?" ha chiesto la cronista di Tva a un tizio che stava attendendo il passaggio della Fiaccolata dell'Amicizia. E quello ha effettivamente risposto: "Vengo da lontano, dal Quadrivio". In questa frase è racchiusa la Sagra del Mandorlo di quest'anno. La Sagra più sgangherata che sia mai vista e che - va ribadito - era meglio non si facesse. Però visto che sta benedetta Sagra si deve fare per forza, perché pare che ce lo abbia prescritto il medico, allora agli organizzatori - che da lunedì annunceranno il programma del prossimo anno: scommettiamo? - due suggerimenti vanno dati.

Il primo: basta con le dirette tv della Fiaccolata. Se vuoi portare in piazza la gente che senso ha darla in Tv (peraltro a reti agrigentine unificate)? Se proprio dobbiamo dare una quota (in euro) alle tv locali facciamole lavorare e facciamo fare loro trasmissioni di approfondimento sui temi del mandorlo. Andrebbe bene anche una rubrica di cucina. Secondo: prevedere fondi per la pubblicizzazione solo a patto che il programma e le date siano certe con almeno due mesi di anticipo per fare lavorare i tour operator. Altrimenti sono soldi buttati e inutili e che non portano alcuna ricchezza alla città. Terzo: ripensare il festival del folklore perché il web ne ha "ucciso" lo spirito originario. Una volta si scendeva in piazza per vedere usi e costumi di popoli lontani. Ora basta accendere il computer e ti vedi quello che vuoi (se sei interessato). Invece si continua a fare lo stesso festival che si faceva 20 anni fa (anzi, peggio) peraltro con gruppi che non vengono spesso dal loro Paese ma che sono in Italia per varie ragioni. Quarto: il direttore artistico ci vuole e non può essere solo uno che si occupa di organizzare le sfilate. Serve una mente che dia originalità alla festa e, ovviamente, non può essere il dirigente del Comune che di mestiere, appunto, fa il dirigente e non il direttore artistico. Quinto: ma siamo sicuri che in tempi di crisi nera, quando ci sono pure difficoltà per fare la refezione scolastica, abbia senso fare ancora questa festa?

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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Commenti (2)

  • Più che seguire la tradizione mi viene da dire che siamo maestri nell'improvvisazione!Il fatto stesso che fino a pochi giorni prima dell'inizio della sagra nulla era deciso ci dice parecchio sulle capacità organizzative di un evento che andrebbe pianificato almeno molti mesi prima.Anno dopo anno ci trasciniamo in un evento che ha perso la sua originalità,è diventata come una telenovela che guardiamo per abitudine più che per interesse.Siamo terra di Pirandello,terra di contraddizioni e immobilismo.La sagra mediocre che vediamo sotto i nostri occhi altro non è che il frutto di organizzazione mediocre e approssimativa che non da lustro ad una città che tanto di più meriterebbe!

  • concordo i pieno quando scritto dal sig Russello, chermesse come questa fanno allontanare i turisti non avvicinarli

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