Colonne d'Ercole

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Burocrazia e razzismo

La domanda che probabilmente bisogna porsi è anche un'altra: perché questi richiedenti asilo (e non clandestini...) devono aspettare oltre un anno e mezzo per avere quei documenti?

Ha molto colpito nei giorni scorsi la notizia dell' «assalto» alla caserma dei carabinieri di Favara da parte di un gruppo di richiedenti asilo che cercava risposte sui documenti che attendono da ormai un anno e mezzo (e cioè dall'agosto del 2013). Ha molto colpito perché ovviamente sui social network - dove non essendoci alcuna mediazione si leggono commenti che provengono anche dal sottosuolo e dal più profondo della pancia e dell'odio senza un perché - l'idea che passa è che i «clandestini» che noi ospitiamo si permettono pure di assalire la caserma dell'Arma. Proviamo a ragionare un piano diverso e facendo ovviamente la premessa che «assalire» o comunque protestare travalicando i limiti è sempre sbagliato: lo è per i richiedenti asilo (e non clandestini...) e lo è per quegli empedoclini che hanno aggredito i militari della Guardiacostiera, come lo è stato in passato per gli abusivi che presero a ombrellate i carabinieri sotto i templi. I limiti sono quelli della legge e la legge prescinde (o dovrebbe prescindere) dal colore della pelle e dalla nazionalità.

La domanda che probabilmente bisogna porsi è anche un'altra: perché questi richiedenti asilo (e non clandestini...) devono aspettare oltre un anno e mezzo per avere quei documenti? Perché la loro permanenza viene prolungata (e non ci guadagnano di certo loro...) così tanto da provocare questa reazione certamente fuori le righe? Che ad Agrigento e in larga parte della Sicilia questi adempimenti burocratici siano lentissimi non è una novità. Aspettare dall'agosto del 2013 un documento che è la ragione per la quale hanno rischiato la loro vita e quella dei loro cari avendo attraversato prima il deserto e poi il Canale di Sicilia su un gommone non è ammissibile. 

Penso che la Prefettura debba verificare che cosa stia accadendo  ed, anche se la commissione che deve decidere sul rilascio di questi documenti è a Trapani, è necessario fare luce sui troppi e inaccettabili ritardi. Ne va del buon nome della nostra terra prontissima a soccorrere ed ad accogliere (ma li avete visti i filmati della Guardia costiera?) ma poi impreparata come sempre sul piano della burocrazia. Hanno sbagliato ad aggredire i carabinieri (che non si toccano) ma proviamo a metterci nei panni di questa gente.

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Franz La Paglia
    Franz La Paglia

    Finalmente Russello dichiara che la legge è uguale per tutti, bianchi, neri o gialli. E questo vale sia per i diritti che per i doveri. I richiedenti asilo aspettano quanto aspettano i cittadini italiani che chiedono un'autorizzazione ad aprire un negozio, a cambiare gli infissi delle case, un nulla osta per rifare la facciata dell'abitazione. Con la differenza che accertare se una persona (e sottolineo persona) ha diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, occorre tempo e soprattutto la certezza dell'identità e della provenienza. Al CARA di Mineo è stato accertato che tra i richiedenti asilo c'era anche chi gestiva il traffico di immigrati. In Sardegna si è scoperto che tra i richiedenti asilo c'erano appartenenti ad una cellula di Al-Qaeda. Il procuratore capo di Palermo ha detto a chiare lettere che tra quelli che arrivano non ci sono soltanto innocue famiglie di disperati che meritano la giusta assistenza. Quando ci fu in Tunisia la cosiddetta "rivolta dei gelsomini", arrivarono in Sicilia tutti quelli che erano scappati dalle carceri. Me lo ha confermato una tunisina che vive a Mazara del Vallo e che collabora con la Caritas diocesana. I filmati della guardia costiera? Russello li vede in televisione. Io molte scene di quelle le ho viste di presenza, su una motovedetta a 10- 50- 70 miglia a sud di Lampedusa. Lo possono testimoniare l'ambasciatore Staffan De Mistura e Laura Boldrini che quando era ancora portavoce dell'UNHCR, mi volle come relatore aggiunto ad un corso di formazione tenuto a Roma a Saxa Rubra, con Tiziana Ferrario (oggi corrispondente Rai da New York) e Lucia Goracci (oggi inviata di guerra di RaiNews24) che prendevano appunti durante i miei interventi. Ho pure fatto la traversata da Porto Empedocle a Lampedusa su una motovedetta della Guardia di Finanza, documentando la ricerca di dispersi ed il recupero dei pezzi di una imbarcazione affondata a dieci miglia da Lampedusa. Ma ha ragione anche Alex quando invita il giornalismo locale ad approfondire le indagini sui centri di accoglienza. Non solo per sapere chi ci sta dietro, ma anche per quanto costano alla collettività. Solo che, per un eccesso di buonismo (come il coniglio rosa di una nota pubblicità di biscotti), la stampa locale non dice che la gestione di poco più di 200 minori immigrati non accompagnati costa agli agrigentini oltre 2 milioni e mezzo di euro l'anno, circa 1.300 euro al mese per ognuno di loro. Praticamente uno stipendio mensile, mentre c'è il povero agrigentino costretto a incatenarsi davanti alla prefettura perché il Comune gli nega l'assistenza per il figlio disabile. In compenso (chiunque abbia una busta paga o un cedolino di pensione se ne accorge) le aliquote IRPEF comunale e regionale sono arrivate al massimo.

  • Avatar anonimo di alex
    alex

    Il giornalismo locale deve andare nella direzione di un'indagine approfondita del fenomeno dei centri di accoglienza dell'agrigentino, del loro funzionamento e dei rappresentanti legali che ci sono davanti e dietro, così come sta facendo quello nazionale.Questo articolo è già un inizio di riflessione importante.

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