Colonne d'Ercole

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Se a essere "Cupa" è la politica

Che il Cupa sia morto è nei fatti: se da ormai tre anni si vive nella continua precarietà, chi è quel genitore che decide di investire sul futuro dei propri figli e soprattutto sul Cupa? Nessuno, o almeno pochi

Certo, è bello vedere tutti sti comunicati e tutte ste prese di posizione che riguardano la morte – perché di questo si tratta – del Cupa, il Consorzio per l’Università della provincia di Agrigento. 

Sembrerebbe quasi che il mondo delle Istituzioni politica abbia un sussulto d’orgoglio e che abbia ritrovato la voglia di lottare per il bene comune e non per l’orticello che da anni coltiva a due passi dalla punta del proprio naso. Ma è tutta un’ “ammuina”.

Che il Cupa sia morto è nei fatti: se da ormai tre anni si vive nella continua precarietà, chi è quel genitore che decide di investire sul futuro dei propri figli e soprattutto sul Cupa? Nessuno, o almeno pochi. 

Però mancano – nella chiamata alla correità morale e politica dell’ennesimo disastro – gli attori. Perché è vero che il Governo regionale di sinistra (sinistra?) presieduto da Rosario Crocetta (e che ha quale vice presidente l’agrigentina Mariella Lo Bello) ha fatto poco o nulla (al di là delle belle parole) per salvare il Consorzio universitario. 

Ma come non rilevare che, in parte, una delle ragioni va vista nella folle riforma che intende abolire le province. E’ stato frutto dell’iniziale innamoramento di Crocetta con i grillini ma poi non c’è stata la forza di fermare tutto (meglio le vecchie province che il pastrocchio di oggi). 

Hanno smantellato una suddivisione territoriale che funge da filtro per le istanze col governo centrale: le Prefetture, le Questure, le Agenzie per le Entrate, gli Uffici regionali, tutto, è su base provinciale. E questi che hanno fatto? Le hanno abolite. Ma comunque sia il Governo regionale, sul Cupa, ha le sue pesantissime responsabilità. 

Ma sono responsabilità ereditate da chi ha governato negli ultimi quindici anni la Provincia regionale di Agrigento, cominciando da Enzo Fontana (che almeno ha lasciato il progetto per il raddoppio della Statale 640) per finire a Eugenio D’Orsi (che ha lasciato il deserto). Del resto in qualcuna delle decine di giunte provinciali guidate da D’Orsi (con decine di assessori di professione) c’è stato anche chi era al contempo titolare di una università telematica. Ora non dico che si sia remato contro (non vi è alcun elemento per dirlo) ma di sicuro la scelta, per l’azionista di maggioranza del Cupa, non è stata azzeccata. E’ come se – per usare un paradosso che tutti capiscono – la Juventus chiamasse nel suo CdA Javier Zanetti, o se l’Inter chiamasse nel suo CdA Mark Iuliano. Sarebbe possibile? 

Rassegnatevi insomma. Il Cupa è morto e, come ha detto uno studente, il dramma è che “ogni minchia dici a so”. Tra questi ovviamente mi ci metto anche io.

P.S.: Avevo deciso di interrompere questa rubrica e non certo per divergenze con chi coordina questo sito e cioè Silvio Schembri. L’avevo interrotta perché il mio lavoro mi porta ormai fuori da Agrigento e mi è più difficile seguire le dinamiche agrigentine. Ma ho deciso di cedere alle sollecitazioni di un sacco di persone – amici e meno amici – che alla fine sono riusciti a convincermi. Magari da spettatore più “esterno” potrei essere più equilibrato. Chi lo sa?

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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