Colonne d'Ercole

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La lezione (laica) di Legrottaglie

«C'è più gioia nel dare che nel ricevere. Tutti uniti si può cambiare famiglie, paesi, città, nazioni». Poche parole e un grande schiaffo (morale) che l'allenatore dell'Akragas Nicola Legrottaglie ha dato a una intera città

«C'è più gioia nel dare che nel ricevere. Tutti uniti si può cambiare famiglie, paesi, città, nazioni».

Poche parole e un grande schiaffo (morale) che l'allenatore dell'Akragas Nicola Legrottaglie ha dato a una intera città. Una lezione la sua che proprio perché laica può essere fatta propria da tutti: da chi non crede, da chi crede a modo suo e dai cattolici che la domenica vanno a messa e dal lunedì al sabato dimenticano i valori di quello stesso Vangelo e i principi che dicono di seguire.

Vedere l'allenatore dell'Akragas e dei giocatori - professionisti, molti con un passato in serie A - mettersi a dipingere lo stadio è innanzitutto una lezione a chi amministra e che non è stato capace di imporsi e spiegare agli operai imboscati del Comune che è finito il tempo del "bosco".

Avrebbero dovuto esserci le maestranze del Comune - che ha 650 dipendenti - a ridipingere lo stadio. E di questo il sindaco Lillo Firetto che ha avuto un grande seguito elettorale dovrebbe chiedere conto e ragione ai dirigenti del Comune. Le parole sono belle, ma se poi non ci sono i fatti, le parole restano parole (e soltanto parole, come avrebbe cantato Mina).

Quella di Legrottaglie è una lezione anche ai tanti agrigentini alla finestra che nella loro atavica rassegnazione hanno finora saputo lamentarsi senza mai avere il coraggio di prendere l'iniziativa. Ci voleva uno "straniero" per dimostrare che al di là delle chiacchiere ci può essere anche altro.

E questo vale sempre: vale pure per il netturbino che la mattina anziché spazzare la strada, si limita semplicemente a spostare di qua e di là con una ramazza le cicche, le foglie e le cartacce, con il risultato che lui fa finta di lavorare ma le cicche, le foglie e le cartacce restano dove sono. Lo vedono tutti, nessuno glielo dice, perché tanto ad Agrigento le cose vanno così.

Ci voleva Nicola Legrottaglie per risvegliare anche l'atavica rassegnazione di molti tifosi - essi sì agrigentini - che sono andati anche loro a ridipingere lo stadio Esseneto.

Nicola Legrottaglie ha già vinto. Sul campo potrà anche perdere 20 partite (speriamo di no...) ma comunque vada ha già lasciato il segno: «C'è più gioia nel dare che nel ricevere. Tutti uniti si può cambiare famiglie, paesi, città, nazioni». Vuoi vedere che si può cambiare persino Agrigento che da ieri - e lo possiamo dire con orgoglio - ha tra i suoi cittadini anche il grande Andrea Camilleri?

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Franz La Paglia
    Franz La Paglia

    Allora ha ragione Renzi: criticato per essere andato negli States per assistere alla finale storica degli Open di tennis, ha giustamente osservato che se fosse stata una finale di calcio nessuno avrebbe avuto alcunché da ridire. E' vero: il calcio, soprattutto per chi lo ha nelle vene al posto del sangue, fa stravedere. E così scatta il doppiopesismo: Se Legrottaglie e i giocatori ridipingono lo stadio, osanna osanna; se è Marcello La Scala a pulire la via Atenea dai rifiuti per dare decoro al salotto di Agrigento, invece, tutti addosso. Chiarisco che non nutro simpatie per il Movimento 5 Stelle. Ma il doppiopesismo dà oggettivamente fastidio. Ed ha ragione Giuseppe quando sottolinea che il lavoro di un netturbino scrupoloso viene vanificato da cittadini incivili che sporcano subito dopo che lui abbia pulito. Un giorno in spiaggia, a San Leone, un bagnante mi disse: "Stamattina quando sono arrivato era tutto pulito. Guardi adesso com'è ridotto l'arenile e guardi i contenitori dei rifiuti che sono vuoti". Facile prendersela con il personale dell'Ente pubblico. IL comune di Agrigento ha 650 dipendenti? Ok. Ma come sono inquadrati? Nella pianta organica come sono divisi? Con quali ruoli e quali mansioni? Quanti sono quelli addetti alla pulizia e come vengono utilizzati? Come dice Giuseppe, generalizzare è la cosa più sbagliata. Non si può perndere la mela marcia come esempio.

  • Le parole del mister Legrottaglie gli fanno proprio onore, ma quelle scritte da lei sull'operatore ecologico sono un'offesa alla categoria..... Inutile generalizzare o prendere la mela marcia come esempio: ci sono tantissimi operatori che il proprio dovere lo fanno; prendo come esempio quello che hanno mandato recentemente in Via Garibaldi e Via Pietro Nenni: gentile, educato e soprattutto "pulito"..... Altri 10 come lui e Agrigento potrebbe risplendere, cittadini ineducati permettendo; spesso il suo ottimo lavoro viene reso vano dopo solo un paio d'ore.... (speriamo x noi che non gli cambino nuovamente zona). Se cmq fosse realtà quell'operatore che ha descritto la colpa è della cittadinanza che non parla, permettendogli di continuare a fare il suo (non)lavoro, ma se ai suoi superiori non arrivano reclami come lo si può reguardire?? In siciliano si direbbe: testa cà un parla si chiama cucuzza!!!!!!

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