Colonne d'ercole

Opinioni

Colonne d'ercole

A cura di Fabio Russello

I figli del Porcellum

Non serve avere il plauso degli elettori (tanto non ti devono votare), ma serve essere in pole position nel "cuore" del Capo, quello che poi decide se e come metterti in lista

(foto archivio)

Il presidente della Camera Laura Boldrini ha detto che la Camera non chiude e in effetti non passa settimana che Nino Bosco, il giovane deputato del Pdl, qualunque sia il provvedimento approvato dal Governo, non si spenda in lodi "nordcoreane" verso il vice premier, il mitico Nostro Angelino. C'è la norma sul femminicidio? "Grazie all'impegno profuso dal vicepremier". Passa il decreto del Fare? "Grazie all'impegno dal vicepremier". Condannano Berlusconi in via definitiva, diventando, tecnicamente, un pregiudicato? E lui parte con una bella difesa in stile Peongyang (che è la capitale della Corea del Nord). Ma almeno lui, il più classico dei figli del Porcellum, dà un segno di presenza. Nino Bosco esiste. Ma e gli altri figli del Porcellum che fine hanno fatto?

Qui ad Agrigento la situazione peggiora di giorno in giorno, l'emigrazione svuota le città, i coliformi  fecali riempiono il mare di San Leone e loro muti o quasi. Prendiamo Tonino Moscatt, Pd (Favara ha due parlamentari, vuoi mettere?): l'ultima traccia di Google dice che è intervenuto su un bando per la pratica sportiva. Di Maria Iacono, anche lei Pd, le tracce di Google dicono che ha difeso l'istituto musicale Toscanini, che era "soddisfatta" per le norme contro il femminicidio e che insieme ad Angelo Capodicasa ha incontrato i vertici di Girgenti acque. Poi basta. Vabbè, sono in carica da febbraio, solo sei mesi. Ma impegno concreto sul territorio zero.

E' la conseguenza del Porcellum: non serve avere il plauso degli elettori (tanto non ti devono votare), ma serve essere in pole position nel "cuore" del Capo, quello che poi decide se e come metterti in lista. Ecco perché il Porcellum non lo cambieranno mai (nonostante le chiacchiere che si sentono): è più facile fare gli interessi di uno (il Capo), piuttosto che quello dei tanti (gli elettori). Chiamali scemi.

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