Colonne d'Ercole

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L'autogol di Peppino Tirri

Diciamo così: la comunicazione non è il pezzo forte né di Marcello Giavarini né di Peppino Tirri che, ogni volta che devono comunicare qualcosa all'esterno, non solo non fanno passare il messaggio che avrebbero voluto far passare, ma ingenerano un effetto esattamente contrario

Diciamo così: la comunicazione non è il pezzo forte né di Marcello Giavarini né di Peppino Tirri che, ogni volta che devono comunicare qualcosa all’esterno, non solo non fanno passare il messaggio che avrebbero voluto far passare, ma ingenerano un effetto esattamente contrario: anziché fare chiarezza contribuiscono a creare ancora più confusione.

Prendete l’ultima conferenza di Peppino Tirri. Tra una serie di cose dette, che sembravano più la voglia di certificare la propria esistenza in vita all’interno della società, l’unica frase che ha trovato eco è stata quella del “sono stanco dei cori chi non salta è licatese” e il “non so se rimango”.

Qual era il messaggio che Peppino Tirri voleva portare all’esterno? Parlava a nome di Marcello Giavarini? Se sì, è stato un errore, perché se Marcello Giavarini, a cui i tifosi dell’Akragas dovrebbero fare una statua, vuole dire qualcosa è preferibile che la dica lui. Che abbiano bisogno dei portavoce?

Peppino Tirri voleva difendere il suo lavoro nella prima parte della stagione? Anche qui sbaglia anche se è vero che questi giocatori non sono scarsi come era sembrato. Ma la colpa di chi era? Chi li stava facendo deprezzare? Chi ha scelto quell’allenatore e, soprattutto, chi ha scelto di cacciare quell’allenatore con un ritardo ai più incomprensibile?

E veniamo alla storia dei cori, che a me sembra una questione da asilo nido. Se Peppino Tirri si sente offeso dei cori che una decina o forse quindicina di persone cantano contro i “licatesi” non deve sentirsi offeso. Non sono cori contro Peppino Tirri. Sono cori che richiamano ad una antica ed asperrima rivalità sportiva. Se Peppino Tirri si sente offeso di quei dieci o quindici che cantano “chi non salta è licatese” allora che dovrebbe dire Maurizio  Zamparini, o Claudio Lotito, o Adriano Galliani (che di soldi ne mettono molti di più e che sono pure in serie A).

I fatti sono altri che Tirri con tutta evidenza non ha saputo o voluto o potuto spiegare meglio. Che le due anime della società siano divise si è capito da tempo. Io faccio il tifo per Giavarini che, almeno lui, i soldi li ha messi, mentre gli altri hanno fatto solo chiacchiere. Ma se mi si viene a dire che il problema è quello dei cori, io mi metto a ridere. Peppino Tirri invece dovrebbe fare mea culpa perché a causa del ritardo con il quale ha cacciato via dalla panchina Nicola Legrottaglie il patrimonio tecnico dell’Akragas si stava depauperando.

Possibile, tanto per fare l’esempio più clamoroso, che Matteo Di Piazza sembrava buono manco per l’Eccellenza e invece ora andrà a fare parte della rosa di una squadra di serie B? Tecnicamente sto tutta la vita dalla parte di Dario Scozzari (che Tirri nomina a malincuore e sbaglia) e di Pino Rigoli. Per le questioni societarie aspettiamo Marcello Giavarini che essendo quello che mette i soldi ha diritto di scegliere i suoi collaboratori ma ha anche il dovere di rispettare i tifosi.

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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