Colonne d'Ercole

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Il volpone

La mia idea è che, come spesso accade dalle nostre parti, le amministrazioni commissariali siano le migliori: poche chiacchiere, una sola indennità (anziché dieci, sia pure ridotte) e scelte amministrative lontane da clientele e obiettivi elettorali

Che in un Paese come il nostro un sindaco si dimetta per una condanna - peraltro piuttosto blanda - è una notizia non di poco conto. Se pensiamo ad un altro nostro sindaco candidato al Senato poche settimane dopo una condanna un po' più severa (e poi confermata anche in Cassazione), il gesto di Marco Zambuto non può passare inosservato. Però va subito detto che la scelta del sindaco è stata obbligata: il prefetto Diomede lo avrebbe sospeso perché la legge Severino è chiara anche in presenza di una condanna in primo grado (e dunque anche se non definitiva). 

Ovviamente ci sono anche altre riflessioni. Per dire: tra un anno, quando si tornerà al voto, gli elettori avranno dimenticato o quasi Marco Zambuto, ma si ricorderanno perfettamente dei consiglieri comunali (che rimarranno invece in carica). Saranno loro a dovere dare seguito alle scelte del commissario straordinario che la Regione dovrà inviare. E quel funzionario essendo (almeno sulla carta) svincolato da scelte di carattere elettorale e politiche, quando guarderà le carte del bilancio del Comune probabilmente non potrà fare a meno di dichiarare il dissesto finanziario

Misure lacrime e sangue che nessuno potrà imputare a Marco Zambuto (che potrà sempre dire che se ci fosse stato lui quel provvedimento non sarebbe mai stato approvato). I consiglieri invece dovranno dire sì e gli elettori (che dovranno pagare ancora più tasse rispetto a quanto non ne paghino già oggi) se lo ricorderanno. 

Probabilmente per Marco Zambuto la condanna è stata un'ottima via d'uscita dal vicolo cieco in cui si era cacciato, con un risultato alle elezioni europee deludente, il suo nuovo partito, il Pd, che lo vede come un corpo estraneo e con una mozione di sfiducia che tra tira e molla probabilmente alla fine sarebbe arrivata in Consiglio comunale. 

La mia idea è che, come spesso accade dalle nostre parti, le amministrazioni commissariali siano le migliori: poche chiacchiere, una sola indennità (anziché dieci, sia pure ridotte) e scelte amministrative lontane da clientele e obiettivi elettorali. 

Di Marco Zambuto e dei suoi sette anni che dire? La città non è migliore di quando lui è diventato sindaco. Ma la colpa non è solo sua: la deve dividere con i parlamentari agrigentini che, accecati dalle beghe locali e dalle loro ambizioni personali, non hanno aiutato la città; con la burocrazia del Comune che non riesce a presentare un progetto che sia uno per fare arrivare i soldi Ue (e Marco non avuto la forza di liberarsi delle zavorre) e con i tanti consiglieri comunali che hanno cambiato partito e atteggiamento nei suoi confronti nel giro di poche ore.

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di u giurgintanu
    u giurgintanu

    Tutto vero tranne che gli agrigentini al momento opportuno dimenticheranno tutto. Basterà che qualcuno prometterà  una strada asfaltata o qualche fantomatico posto in qualche fantomatico ente e gli agrigentini caleranno le brache ed eleggeranno i soliti scansafatiche, nullafacenti e inutili personaggi che popolano la città. Altro che ricordare l'inconcludenza  degli attuali consiglieri. Ma del resto chi sono gli altri personaggi che dovrebbero prendere il posto degli attuali, se l'attuale consiglio è espressione esatta della città?

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