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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Colonne d'ercole

Colonne d'ercole

A cura di Fabio Russello

I caimani non sono morti

Novembre è troppo vicino per i professionisti della politica agrigentina che sarebbero del tutto - o quasi - impreparati. E inoltre non vi sono i segnali classici del pre elezioni

Enzo Campo e Peppe Di Rosa hanno probabilmente commesso un errore iniziale nell'annunciare la loro discesa in campo. Lo hanno fatto con talmente troppo anticipo che quando sarà il momento di votare avranno già perso la fondamentale qualità di uomini della «novità» e del «cambiamento». A meno che, soprattutto Peppe Di Rosa, non stia scommettendo su una improbabile election day novembrina che, dal punto di vista democratico, dovrebbe essere ovvia ma che invece nella nostra regione sembra essere diventata un'ipotesi piuttosto lontana. 

Novembre è troppo vicino per i professionisti della politica agrigentina che sarebbero del tutto - o quasi - impreparati. E inoltre non vi sono i segnali classici del pre elezioni e cioè la girandola di consiglieri comunali che cambiano gruppo come se si trattasse del dopo barba. Certo, c'è stato Vita (quello secondo cui Hardcastle è un abusivo e poco più) che è passato con Riccardo Gallo (con Riccardo Gallo e non con Forza Italia...) ma poi c'è poco. 

E che i «grandi» partiti siano piuttosto malmessi è stato confermato dalla elezione di Carmelo Settembrino alla Presidenza del Consiglio comunale, un galantuomo ormai lontanissimo dai «traffici» che sottotraccia muovono la politica agrigentina. 

Ecco perché, a mio avviso, se si dovesse veramente votare a novembre ci potrebbe essere veramente la «sorpresa» del candidato indipendente che sale al piano alto di Palazzo dei Giganti (ma che poi dovrebbe comunque avere a che fare con un Consiglio ostile). Certo c'è l'incognita dei grillini che raccolgono la rabbia di destra e di sinistra che però, almeno qui ad Agrigento, sono paralizzati dalle beghe interne. Se si vota invece a maggio, metteteci una pietra sopra: i «partiti» torneranno e piazzeranno il loro candidato «spacciandolo» per il nuovo.

I caimani non sono morti

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