Colonne d'Ercole

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Il derby degli straccioni

Mentre la Prefettura promuoveva i protocolli di legalità per impedire le infiltrazioni mafiose e le forze dell’ordine erano giustamente impegnate nell’impedire che Cosa nostra si arricchisse con gli appalti del raddoppio della Statale 640, scopriamo che i “colletti bianchi” da una parte firmavano i protocolli e dall’altra, questo è almeno il sospetto, davano l’ordine di costruire col cemento impoverito

Dunque, mentre la Prefettura promuoveva i protocolli di legalità per impedire le infiltrazioni mafiose e le forze dell’ordine erano giustamente impegnate nell’impedire che Cosa nostra si arricchisse con gli appalti del raddoppio della Statale 640, scopriamo che i “colletti bianchi” da una parte firmavano i protocolli e dall’altra, questo è almeno il sospetto, davano l’ordine di costruire col cemento impoverito.

Se il sospetto – perché al momento di questo si tratta - si dovesse rivelare fondato siamo di fronte ad uno scandalo senza precedenti perché coinvolge, come disse Angelino Alfano qualche anno fa, la maggiore opera pubblica in provincia di Agrigento e Caltanissetta da duemila anni a questa parte (Non ha tutti i torti, ma ripeto: lo ha detto Alfano). 

Questo vuol dire che l’emergenza siciliana – e agrigentina – non è solo la mafia (che ci fa schifo, come ci fanno schifo i mafiosi) ma anche quegli imprenditori disonesti che lucrano pure sulla sicurezza dei cittadini. 

La dimostrazione di imprenditori che sanno lavorare solo con i soldi altrui (quelli dello Stato e dunque di tutti noi) senza  mai rischiare nulla o quasi. 

Il dramma non è solo quello della classe politica siciliana del tutto inadeguata – non solo ladri, ma anche inadeguata – a rispondere alle sfide che l’Europa ci propone.Il dramma è quello di una imprenditoria straccione che tratta con una classe politica inadeguata. Un mix letale per la Sicilia e per i siciliani.

E che il tratto sotto inchiesta sia quello nisseno e non (speriamo) quello agrigentino non ci fa stare meglio. Del resto non si tratta dell’unico caso accaduto qui da noi.  Sei anni fa, ci fu lo scandalo dell’ospedale di contrada Consolida (scoperto purtroppo troppo tardi e dunque i colpevoli sono stati salvati dalla prescrizione anche se i giudici hanno sancito la falsità dei certificati di collaudo) o come la l’Ipia Fermi di Calcarella costruito negli anni Ottanta anche in quel caso col cemento depotenziato. Hanno preferito mettere a repentaglio la sicurezza di ammalati, personale e studenti, pur di rubare. E molti di questi personaggi sono ancora centrali nelle dinamiche economiche e sociali dell’Agrigentino. Ha ragione Sciascia.

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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