Colonne d'Ercole

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Parlate al conducente

Il tema del dissesto finanziario del Comune è tornato prepotentemente nel dibattito cittadino e i consiglieri comunali qualche domanda (finalmente) se la fanno

Ne aveva parlato in tempi (quasi) non sospetti Lillo Miccichè che indossò i panni della Cassandra. Ora il tema del dissesto finanziario del Comune è tornato prepotentemente nel dibattito cittadino e i consiglieri comunali qualche domanda (finalmente) se la fanno. Ma il dissesto conviene o no? Il dissesto si dichiara quando un ente non è più in grado di assolvere alle “ordinarie” funzioni ed ai servizi definiti indispensabili, quando nei confronti dell’Ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del riequilibrio di bilancio né con lo strumento straordinario del debito fuori bilancio. Nel momento in cui viene dichiarato il dissesto del Comune, sindaco, giunta e consiglio resterebbero in carica ma verrebbero coadiuvati da una commissione designata dal Viminale. Il Comune deve portare le aliquote Imu, addizionale comunale, Tarsu al massimo (e qui non ci sarebbero problemi perché praticamente sono già al massimo) e c’è l’ordine tassativo di tagliare le spese a cominciare dal personale: la legge prevede che gli impiegati comunali devono essere nella misura di 1 ogni 93 (Agrigento ha 59 mila abitanti e dunque potrebbe avere al massimo 635 dipendenti e oggi, tra impiegati e precari siamo intorno a mille). I precari sarebbero “licenziati” e quelli di ruolo in esubero messi in mobilità. Poi vi sono altre conseguenze sia sui creditori (i debiti del Comune vengono cristallizzati  e cioè non producono più interessi né rivalutazione monetaria e i pignoramenti diventano inefficaci) che sugli amministratori che finiscono sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti.

Bisogna chiederci se il Comune di Agrigento è in grado di assolvere alle ordinarie funzioni: le strade, le scuole e i servizi offerti dicono chiaramente che non lo è per nulla. Il Comune in sostanza dà servizi minimi e paga gli stipendi (con ritardo). Non sono nemmeno capaci di mettere mano alle pratiche di sanatoria per riuscire a incassare almeno gli oneri di urbanizzazione (si parla di milioni di euro) che potrebbero risanare le casse del Comune e magari appesantire le tasche di qualche speculatore del passato.

Ed è qui che si gioca la partita: nessuno dei nostri amministratori ha il coraggio né di dichiarare il dissesto finanziario perché sarebbe una misura molto impopolare ad Agrigento (chi glielo spiega ai precari?) né di mettere mano alle sanatorie perché toccherebbe le tasche dei palazzinari o di chi ad oggi vive in una casa costruita sulle spalle della collettività. Un Tir che va avanti con un conducente, in questo caso il sindaco, che non sa se frenare (e quindi dichiarare il dissesto) o accelerare (e quindi ad esempio trovare i soldi dove si possono trovare). Non si fa nulla aspettando chissà che cosa. Qualcuno dica al conducente che qualcosa bisogna pur farla, Agrigento non merita di finire così.

Colonne d'ercole

" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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Commenti (2)

  • Dichiarare il dissesto significa perdere le clientele. Voi credete che ci sia qualche " politico" disposto a fare questo? Continuiamo così, intanto il degrado della città aumenta in misura esponenziale con buona pace di quegli amministratori che che dicono di amare e sostenere la città (sostenere come la corda sostiene l'impiccato?).

  • Più di dissesto parlerei di soldi in vacanza e di cervelli in fuga.

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