Colonne d'Ercole

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Valle dei Templi, basta 30% ai Comuni? La Regione ha fatto bene

L’esperimento di questi sedici anni di Parco ha detto che l’utilizzo di quei soldi è stato fino ad ora uno spreco

L’esperimento di questi sedici anni di Parco ha detto che l’utilizzo di quei soldi è stato fino ad ora uno spreco perché l’organizzazione degli eventi finanziati con quei fondi non ha portato alcun beneficio al dato turistico di Agrigento.    

La Regione dunque ha detto stop ai soldi a fondo perduto (perduto nel vero senso della parola) e cioè alla norma che prevedeva che il trenta per cento degli incassi (anche) del Parco archeologico della Valle dei Templi fosse girato al Comune di Agrigento (e ai Comuni di pertinenza in generale).

Cinque sole righe importantissime che recitano così: “Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti di ingresso dei luoghi della cultura, fino ad una quota massima del trenta per cento, sono destinati, a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, dall’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana per la realizzazione degli interventi di sicurezza, di conservazione, di vigilanza o di valorizzazione dei siti ivi compresa la manutenzione ordinaria e straordinaria, anche delle strutture di pertinenza”.

L’esperimento di questi 16 anni di Parco archeologico (la legge che lo introdusse è del 2000) dicono che quei soldi, fino ad ora, sono stati pressoché sprecati. Un esperimento fallito di una norma che all’epoca fu introdotta anche perché c’era una sensibilità diversa rispetto all’ipotesi di realizzare il Parco. Ma sedici anni sono un lasso di tempo abbastanza lungo per trarre conclusioni definitive: l’organizzazione di eventi culturali finanziati con quei soldi non hanno cambiato di una virgola il dato di presenze turistiche ad Agrigento. Anziché le sgangherate Sagre del Mandorlo in Fiore viste questi anni a questo punto meglio utilizzare quei soldi per i progetti di restauro e per migliorare la vigilanza (visto i tempi che corrono) nei siti archeologici di Agrigento. Così smetteremo di vedere (forse) la solita sagretta che porta nulla o quasi all’economia di Agrigento (ma abbastanza a pochi agrigentini). Del resto senza quei soldi chi volete che organizzi la “kermesse”? 

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" Classe 1971, è un giornalista, firma del quotidiano ""La Sicilia"" e corrispondente da Agrigento per ""La Repubblica"" e per l'agenzia di stampa ""Agi"". Iscritto all'Ordine dei giornalisti pubblicisti nel 1994, è diventato professionista nel 2007. Racconta per noi - controcorrente - quello che va al di là dei confini della cronaca. "

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