Domenica, 14 Luglio 2024
Salute

Il tumore che "nasce" dai tatuaggi: così aumenta il rischio di linfoma

Secondo uno studio svedese le probabilità di ammalarsi aumenterebbero del 21 per cento per chi ha almeno un tatuaggio. Anche se fosse confermato, però, il rischio assoluto di ammalarsi rimarrebbe estremamente basso

Un pentimento tardivo potrebbe non essere l’unico rischio che corriamo quando decidiamo di farci un tatuaggio. Uno studio svedese indica infatti che avere un tatuaggio potrebbe aumentare anche del 21 per cento le probabilità di soffrire di linfoma, un raro tipo di tumore del sangue. E che i rischi sarebbero indipendenti dalle dimensioni del tatuaggio. 

Lo studio, pubblicato sulla rivista eClinicalMedicine, è stato condotto nel 2021 da tre ricercatori dell'Università di Lund, utilizzando il registro nazionale dei tumori svedese per trovare tutti i soggetti di età compresa tra 20 e 60 anni a cui era stato diagnosticato un linfoma maligno tra il 2007 e il 2017. Per ciascuno dei casi di linfoma i ricercatori hanno selezionato anche tre controlli sani, con età e sesso corrispondenti, per un totale di 5.500 persone. 

Ad ognuno dei partecipanti allo studio è stato sottoposto un questionario che poneva una serie di domande riguardo allo stile di vita, e per i tatuati, dimensioni del tatuaggio e la data in cui era stato realizzato. A questo punto, i ricercatori hanno valutato quanto fosse frequente il linfoma tra i tatuati e i non tatuati, tenendo conto di fattori, come il fumo di sigaretta o il livello di istruzione, che possono aumentare le probabilità di ammalarsi. 

I tatuaggio sono risultati connessi ad un rischio aumentato del 21% di sviluppare un linfoma. Le dimensioni del tatuaggio non sembrerebbero influenzare il pericolo, mentre il tempo trascorso da quando ci si è tatuati sì: il rischio sarebbe più alto nei primi due anni dal tatuaggio (81% in più rispetto ai non tatuati), diminuirebbe quindi nei successivi 3-10 anni, per poi aumentare nuovamente ad 11 anni da quando è stato fatto il tatuaggio (19% in più).

Tutti i dubbi sullo studio

I risultati sono certamente interessanti, specie in un paese come l’Italia, che guida la classifica mondiale dei paesi con maggiore percentuale della popolazione (48% nel nostro caso) che ha almeno un tatuaggio. Ma non vanno presi come certezze, anzi: le modalità con cui è stato effettuato lo studio, infatti, non permettono di stabilire un nesso causale tra tatuaggio e linfoma, ma solo di identificare una correlazione statistica. 

Cosa vuol dire? Che anche se i linfomi fossero davvero più comuni tra le persone tatuate, è impossibile stabilire se sia proprio il tatuaggio a causare il tumore, o se non sia piuttosto qualche altro fattore di rischio più comune tra chi ama i tatuaggi (la dieta, la sedentarietà, il lavoro) a spiegare l’aumento di incidenza dei linfomi. 

Come sottolineano gli autori dello studio, però, esistono diverse ragioni per considerare plausibile il legame tra tatuaggi e tumori. Alcuni tipi di inchiostro usati nei tatuaggi infatti conterebbero sostanze potenzialmente cancerogene. Ed è noto inoltre che la risposta immunitaria che mette in atto l’organismo quando ci si fa un tatuaggio trasporta un’elevata quantità di particelle di inchiostro nei linfonodi (dove sono presenti moltissimi linfociti, le cellule da cui hanno origine i linfomi) e negli altri organi del sistema linfatico.

Per avere qualche certezza in più serviranno quindi ulteriori ricerche. Quel che è certo è che i rischi, se fossero reali, sarebbero estremamente contenuti: il linfoma in Svezia colpisce circa 22 persone su 100mila tra i 20 e i 60 anni di età. E quindi un 21% di rischio in più non aumenterebbe comunque in modo sensibile le probabilità assolute di ammalarsi. 

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