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Sintomi somatici e cognitivi

Le crisi di panico: uno dei mali del secolo ... ma si può sconfiggere

Attraverso terapie psicologiche e farmacologiche, possibilmente associate, il paziente che soffre di frequenti attacchi ha la possibilità di uscire dal tunnel, riconquistando una qualità di vita migliore

A tutti è capitato nella vita di avvertire un sentimento di paura, simile o assimilabile al panico. Gli attacchi veri e propri sono detti anche crisi di panico. E sono episodi di improvvisa e intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi. Ad esempio le palpitazioni, la sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, le vertigini, o la paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. Chi ha provato gli attacchi li racconta come un’esperienza terribile, spesso improvvisa e inaspettata, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.

L'agorafobia

Il soggetto si ritrova rapidamente avviluppato in un circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta agorafobia. Ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco inatteso. Con la paura degli attacchi di panico diventa quindi difficile e ansiogeno uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda. Evitare innesca quasi paradossalmente il panico nel soggetto. Costringe spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque. Ne consegue un senso di frustrazione che deriva dal fatto di sentirsi forte, ma dipendente dagli altri. La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi e cambia il proprio comportamento in conseguenza degli attacchi. Principalmente evita le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.

Di solito gli attacchi sono più frequenti nei periodi molto stressanti. Alcuni eventi di vita possono infatti fungere da fattori precipitanti, anche se non segnalano per forza un attacco di panico. Tra gli eventi di vita precipitanti riferiti più comunemente troviamo: il matrimonio o la convivenza, la separazione, la perdita o la malattia di una persona significativa, l’essere vittima di una qualche forma di violenza, problemi finanziari e lavorativi.

Due strade per le cure 

Sul fronte delle cure, ci sono due strade. Quella della psicoterapia relativamente breve, a cadenza solitamente settimanale, nel corso della quale il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema. Insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali alla cura degli attacchi. Ciò nell’intento di spezzare i circoli viziosi del disturbo. Poi c'è la cura farmacologica, per quanto spesso sconsigliabile (almeno come unico trattamento), si basa fondamentalmente su due classi di farmaci: benzodiasepine e gli antidepressivi, spesso impiegati in associazione.

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