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Salute sessuale

Da Sporo ai giorni nostri, com'è cambiata la vita di chi vuol mutare sesso

Sempre più frequenti anche in provincia i casi di disforia di genere sessuale. Da questo punto di vista i consultori sono i punti di approdo dei casi specifici

Sempre più frequenti anche in provincia di Agrigento i casi di disforia di genere sessuale. Da questo punto di vista i consultori sono i punti di approdo dei casi specifici, soprattutto quelli di coloro i quali non hanno saputo far passare il loro messaggio in ambito familiare. Quello che dal punto di vista medico si definisce come malessere depressivo percepito da un individuo che non si riconosce, in senso di identità interiore, o, più specificatamente, di genere, nel proprio sesso di nascita. Fino a qualche anno fa si parlava di Dig (disturbo dell'identità di genere). Nel giugno 2018 avvenne la "depatologizzazione" della disforia di genere, trasferendola dal capitolo dei disturbi mentali a un nuovo capitolo, appositamente creato, sulla salute sessuale in cui è classificata come appunto incongruenza di genere. Gli individui con incongruenza di genere si identificano come transgender.

Il più antico intervento di cui si abbia un resoconto storico (la cui veridicità è peraltro contestata) sembra essere quello cui Nerone sottopose un giovane liberto, Sporo, dalle sembianze femminili simili a Poppea. Dopo la morte di quest'ultima, Nerone lo avrebbe fatto castrare e rivestire di abiti e belletti da donna, arrivando al punto di sposarlo in un matrimonio. Uno dei primi casi nella storia di operazione chirurgica su una persona transgender fu l'artista danese Lilli Elbe nel 1930.

In Italia, dopo una campagna di sensibilizzazione dei radicali, si arrivò alla legge 164 del 14 aprile 1982 recante la disciplina per la rettificazione del genere sentito e conseguentemente del nome anagrafico, a favore delle persone transgender. Ne deriva che la legge n. 164 riconosce quindi alle persone transessuali la loro condizione e il genere di transizione. 

Come obiettivo della mobilitazione da parte del Movimento Italiano Transessuali e dei Radicali si considerò la legge tedesca (10 settembre 1980, nr.1654) che prevedeva due 'tappe' chiamate "soluzioni". Prima tappa: attraverso la cosiddetta piccola soluzione si riattribuisce anagraficamente un nome adatto alle istanze della persona transessuale, senza alcuna necessità di interventi ormonali e/o chirurgici sul viso. Seconda tappa: la grande soluzione  che rimane facoltativa, permette (dopo almeno uno o due anni di vita vissuta come appartenente al sesso di elezione e dopo varie verifiche) di accedere all'iter che porta fisicamente alla riassegnazione chirurgica del sesso. La chirurgia da questo punto di vista consente ormai da molti anni di assecondare i desideri e le aspirazioni di uomini e donne, di avere un corpo sempre più confacente e adeguato al cambio di sesso tanto ricercato e alla fine, ottenuto dal punto di vista legale. 

Recentemente in Spagna è stata approvata una legge che consente il cambiamento del nome sui documenti senza dover intervenire chirurgicamente sul proprio corpo e senza procedure giudiziarie. I requisiti richiesti rimangono una diagnosi di "incongruenza di genere" e che la persona richiedente si sia sottoposta almeno da due anni a terapia ormonale, a eccezione dei casi in cui per motivi, certificati, di salute o età non si possa accedere al trattamento suddetto. In Spagna come in Italia e in altre parti del mondo il problema più grande, spesso invalicabile è il pregiudizio, irrorato da "fiumi" di ignoranza e intolleranza. 

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