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Sabato, 20 Aprile 2024
Prevenzione

Così mangiando all'occidentale agevoliamo l'Alzheimer

Grassi e sale in eccesso sembrano aumentare il rischio di sviluppare l'Alzheimer. Frutta, verdura e alimenti antiossidanti avrebbero invece un ruolo protettivo. E persino l'olfatto può essere importante: annusare il mentolo, infatti, sembra rallentare la progressione della malattia

L'Alzheimer è una delle grandi epidemie dei nostri tempi. Rappresenta il 60-70% dei 55 milioni di casi di demenza attualmente presenti nel mondo, ed è destinato a farsi ancora più comune in futuro, a causa dell'aumento dell'età media della popolazione e alla diffusione di abitudini poco salutari. In assenza (o quasi) di terapie efficaci, la chiave per affrontare il problema sono proprio gli stili di vita corretti. Uno su tutti, la dieta: grassi e carboidrati in eccesso (comuni in quella che viene ormai definita dagli esperti “dieta occidentale”) rappresentano infatti un probabile fattore di rischio, mentre vegetali, legumi e grassi benefici su cui si fonda la dieta mediterranea possono proteggere il cervello dal declino cognitivo, come conferma una recente review cinese pubblicata su Frontiers in Neuroscience

L'indagine ha analizzato 38 studi clinici randomizzati, revisioni sistematiche e metanalisi pubblicati negli ultimi anni sul legame tra dieta e Alzheimer, andando in cerca di fattori di rischio e fattori protettivi in campo alimentare. I risultati delle ricerche indicano, in maniera pressoché unanime, che un'alimentazione scorretta può mettere in pericolo il nostro cervello. Sia nel caso di malnutrizione o di un apporto calorico insufficiente (come capita purtroppo nei paesi a basso e medio reddito, dove ormai si concentra il 60% dei casi di demenza), sia quando si consumano alimenti malsani in eccesso: troppa carne, grassi insaturi e carboidrati raffinati, e in generale prodotti confezionati che identificano uno stile alimentare ancora troppo comune nei paesi ad alto reddito, nonostante se ne conoscano bene i danni per la salute. 

Di contro, la dietra mediterranea e la dieta chetogenica sembrano avere effetti protettivi nei confronti dell'Alzheimer, così come la supplementazione con omega 3, probiotici, antiossidanti e vitamine. Non essendo note le cause esatte della malattia, è impossibile stabilire con certezza in che modo l'alimentazione ne influenzi il rischio e il decorso. Una possibilità citata dagli autori della review è che gli effetti siano legati all'infiammazione, un meccanismo che si ritiene giochi un ruolo importante nell'esordio dell'Alzheimer e di altre forme di demenza, e che è legata a doppio filo con le nostre abitudini alimentari, e in particolare con il consumo di grassi insaturi, zucchero e sale, comuni nei modelli alimentari insalubri dell'occidente. 

“I risultati mostrano che gli interventi nutrizionali possono rallentare la progressione dell'Alzheimer e migliorare le funzioni cognitive e la qualità di vita dei pazienti”, scrivono gli autori della review. “Rimangono comunque molti aspetti ancora oscuri, che indicano la necessità di effettuare studi più approfonditi sull'associazione tra nutrienti e malattia di Alzheimer”. 

In attesa di approfondire la questione, a fianco del gusto c'è un altro senso che si sta rivelando un potenziale interessante nella prevenzione di questa malattia: l'olfatto. Una recente ricerca spagnola indica infatti che annusare il mentolo può rallentare la progressione dei sintomi dell'Alzheimer. In questo caso, la spiegazione risiederebbe nella capacità che ha questa sostanza, una volta inalata, di ridurre la produzione dell'interleuchina beta, una proteina secreta dalle cellule del sistema immunitario per modulare le risposte infiammatorie. 

Per ora le indagini sono state svolte su topi, ma i risultati sono estremamente interessanti: sei mesi di esposizione quotidiana alla sostanza hanno infatti interrotto il declino cognitivo in un modello animale della malattia di Alzheimer. “Lo studio rappresenta un passo in avanti importante per comprendere meglio le connessioni che esistono tra sistema immunitario, sistema nervoso centrale e olfatto”, spiega a proposito Noelia Casares, immunologa del Centro de Investigación Médica Aplicada di Navarra. “I risultati suggeriscono che gli odori e altre sostanze immunomodulanti possono giocare un ruolo chiave nella prevenzione dell'Alzheimer e di altre malattie del sistema nervoso centrale”. 

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