Venerdì, 30 Luglio 2021

Totò Vullo ricorda il Pibe de oro: "Riuscii a fermarlo ma quanta fatica!"

Il ricordo dell'allenatore favarese, ex difensore dell’Avellino che in un derby con il Napoli dovette marcare la leggenda del calcio appena scomparsa

Il mondo del calcio piange Diego Armando Maradona: la redazione di AgrigentoNotizie ha chiesto un ricordo del grande campione argentino, all’ex calciatore favarese, Totò Vullo, che con la maglia dell’Avellino ha dovuto sudare le sette camice per riuscire a fermare il numero dieci del Napoli.

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Potrebbe interessarti: https://www.agrigentonotizie.it/social/morte-diego-armando-maradona.html“Ho giocato contro Maradona, nella stagione 1984/85 in un derby, Napoli – Avellino.  Diego – dice l’ex allenatore dell’Akragas -  era un giocatore straordinario, geniale, imprevedibile, era difficile da marcare. In quella partita lo marcava De Napoli che, però venne ammonito, l’allenatore Bianchi si preoccupò per un’eventuale squalifica e mi chiese di scambiare il ruolo con De Napoli. Mi trovai – dice ancora l’ex difensore - in una situazione imbarazzante, perché giocare contro Diego Maradona e non essendo preparato sulla marcatura diretta, non è stato facile perché era un giocatore che si muoveva in tutto il campo. Mi sono messo li – ricorda Vullo - senza neanche fare tanti falli, costringendolo a giocare di spalle e mi andò molto bene. A fine partita – dice ancora dai microfoni di AgrigentoNotizie l’ex calciatore - ci siamo complimentati a vicenda, non ci siamo neanche tanto picchiati però i movimenti che faceva erano straordinari. Mi ha costretto a fare dei continui cambi di direzione, che per il mio ruolo,  mi distruggevano fisicamente”.

Totò Vullo, che con Diego Armando Maradona condivide il giorno di nascita, essendo entrambi nati il 30 ottobre, oltre a ricorda le sue straordinarie doti calcistiche, ha anche parlato dell’aspetto umano del fuoriclasse argentino.  “Vivevamo a trentacinque chilometri di distanza, e ogni tanto ci si incontrava in qualche ristorante di Napoli e lui era sempre il primo ad alzarsi per venire a salutare, era uno che non se la tirava per niente”.
 

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