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Strage di cani in Pakistan, l'iniziativa dell'oasi di Ohana: via ad una raccolta firme

I randagi vengono uccisi con armi da fuoco o avvelenati tra sofferenze atroci. I loro corpi senza vita vengono poi raccolti da operatori comunali, che li caricano e li ammassano per poi essere smaltiti

Il Governo del Pakistan ha deciso di abbattere almeno 25 mila cani randagi nei prossimi due mesi per contenerne il numero. Le uccisioni sono già iniziate nelle amministrazioni del Lodhran, Kehror Pakka e Dunyapur, ma si estenderanno in molte altre città. Lo ha reso noto l’organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), associazione per la tutela degli animali presente in 61 nazioni dei cinque continenti con oltre 200 leghe-membro.

Di fronte a questo scenario l'associazione Ohana, rifugio per cani abbandonati fondato da Chiara Calasanzio circa 6 anni fa a Santa Margherita di Belice, ha lanciato una raccolta firme indirizzata al Ministero degli Esteri e al Ministro Luigi Di Maio.

"L'obiettivo della petizione che abbiamo lanciato su Change.org è convincere il ministro a convocare l'ambasciatore pakistano in Italia per presentare un formale reclamo contro questa strage, e contestualmente di fare altrettanto con il nostro diplomatico a Islamabad" - ha  spiegato Chiara Calasanzio.

Non è la prima volta che le autorità pakistane ricorrono a questi metodi estremi per contenere i randagi sul territorio: più di 50 mila cani muoiono ogni anno sulle strade del Pakistan per mano del Governo. I randagi vengono uccisi con armi da fuoco o avvelenati tra sofferenze atroci. I loro corpi senza vita vengono poi raccolti da operatori comunali, che li caricano e li ammassano per poi essere smaltiti (fonte Oipa). 

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