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Domenica, 23 Giugno 2024
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Concessioni balneari, dal 2024 via alle gare: a bando pure le coste agrigentine

In tutta l'Isola sono circa 3 mila i tratti di litorale da assegnare. L'assessore regionale Cordaro: "La Sicilia si adeguerà a quanto sarà stabilito dalle leggi nazionali, ho chiesto che vengano fissati dei 'diritti di prelazione' per le imprese che oggi operano sul demanio marittimo"

Dal 2024 anche ad Agrigento le concessioni balneari, come del resto quelle dell’intero Paese, dovranno essere affidate tramite gare pubbliche. La Sicilia, infatti, si allineerà a quanto stabilito dagli emendamenti al ddl Concorrenza che introducono la riforma delle concessioni balneari a cui il Cdm di ieri ha dato il via libera. Il governo ha preso atto di una recente sentenza del Consiglio di Stato, arrivata a distanza di oltre 15 anni da quando nel 2006 la Commissione europea con la direttiva Bolkenstein impose agli Stati membri di mettere a gara le concessioni pubbliche anziché assegnarle senza un termine.

"Ci eravamo già adeguati a quanto stabilito a livello nazionale nella legge di stabilità 2018 dall’allora ministro Centinaio con le estensioni fino al 2033. E lo stesso si farà adesso. La Sicilia è sì una Regione a statuto speciale ma io non conosco un dirigente regionale che firmi una concessione balneare che non si adegui alle norme nazionali", chiarisce Toto Cordaro, assessore regionale al Territorio e Ambiente. Detto questo, secondo Cordaro "il provvedimento adottato da Roma ci appare iniquo"  perché "seppure sia condivisibile la bontà del principio dell’evidenza pubblica, non si tiene conto della storia e degli investimenti fatti dagli attuali concessionari, né del percorso di qualità che in Sicilia avevamo intrapreso, ad esempio, con il rinnovo delle certificazioni antimafia e con l’incasso di tutti i canoni che hanno generato un introito di ben 15 milioni di euro per la Regione siciliana".

In più, "ci dovranno spiegare - aggiunge l’assessore - come in Sicilia, dove ci sono circa 3 mila concessioni, si riusciranno a fare 3 mila gare a evidenza pubblica entro i termini previsti". Insomma, il rischio caos per l’assegnazione delle coste è più che concreto. Anche perché gli avvisi dovranno essere pubblicati almeno 12 mesi prima della scadenza delle concessioni attuali e, quindi, entro il 31 dicembre 2022.

Ed anche sui criteri da stabilire per le gare tutto è ancora molto vago. "Il governo - ha fatto sapere Palazzo Chigi - è delegato ad adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore del ddl Concorrenza, decreti legislativi aventi la finalità di aprire il settore alla concorrenza, nel contempo tenendo in adeguata considerazione le peculiarità del settore". L’assessore Cordaro spiega: "Nelle conferenze regionali con tutti gli assessori al Demanio marittimo, ho chiesto che vengano fissati dei 'diritti di prelazione' per gli attuali concessionari in ragione del know how e per il fatto che hanno fatto importanti investimenti. Spero che in fase di decreto di conversione, si tutelino le attività siciliane piuttosto che favorire l’accaparramento delle migliori spiagge della Sicilia da parte di multinazionali russe e cinesi".

Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, tra i criteri per la scelta del concessionario ci dovrebbe anche essere l'esperienza tecnica e professionale già acquisita, comunque tale da non precludere l'accesso al settore di nuovi operatori. Occorrerà anche tenere conto dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l'avvio della procedura, hanno utilizzato la concessione come prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare e prevedere clausole sociali per promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato dal concessionario uscente. Insomma, in teoria dovrebbero essere tutelate le realtà piccole e che hanno un pregresso. 

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