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Giovedì, 23 Maggio 2024
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Il controverso rapporto tra mafia e Chiesa in un documentario su History Channel

L'opera scritta e diretta dalla regista francese Anne Veron, racconta come nel Sud Italia, dove la criminalità organizzata prospera da oltre 150 anni, solamente negli anni '90 la Diocesi ha finalmente riconosciuto l’esistenza di Cosa nostra, condannandone le azioni

History Now, la programmazione che History Channel dedica alla storia contemporanea, celebra la giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie con un documentario che racconta un rapporto controverso, quello tra la Chiesa cattolica e le associazioni mafiose; "Mafia e Chiesa. Un passato insidioso", in onda il 21 marzo alle 21 su History Channel (411 di Sky), scritto e diretto dalla regista francese Anne Veron, racconta come nel Sud Italia, dove le mafie prosperano da oltre 150 anni, solamente negli anni '90 la Chiesa ha finalmente riconosciuto l’esistenza della criminalità organizzata e condannato le organizzazioni malavitose.

''Un lungo silenzio che inevitabilmente ha contribuito a ritardare il momento in cui la società civile ha preso le distanze dal fenomeno mafioso'', sottolinea la regista Anne Veron, mentre, come testimonia il colaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, i mafiosi sono cattolici praticanti, e non considerano i loro crimini in contrasto con la fede; per questo finanziano le parrocchie e le feste religiose, e vanno a messa ogni domenica.  

I giornalisti Saverio Lodato e Felice Cavallaro, il magistrato Roberto Scarpinato, la sociologa Alessandra Dino, la fotografa e attivista Letizia Battaglia, morta l'anno scorso, padre Cosimo Scordato, monsignor Pennisi e molti altri ricostruiscono questa storia di vicinanza tra mafia e Chiesa, anni di sangue che in particolare a Palermo vedono cadere decine di servitori dello Stato senza che la Chiesa faccia quasi sentire la sua voce.  

Tanti i fatti ricordati nel racconto: la prima strage mafiosa, quella di Ciaculli nel giugno 1963, dopo la quale il cardinale di Palermo Ernesto Ruffini nega l’esistenza della mafia, invenzione dei giornali e dei partiti di sinistra; l’indifferenza della Chiesa che lascia passare senza un commento la morte di Gaetano Costa, Cesare Terranova e Piersanti Mattarella; il cardinale Pappalardo che, celebrando i funerali del prefetto Dalla Chiesa chiede che lo Stato si manifesti nella “povera Palermo”, abbandonata nelle mani mafiose. Ma è solo nel ‘93, a un anno dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che Papa Wojtyla condanna i mafiosi durante un discorso tenuto nella Valle dei Templi.  La risposta della mafia è rapida: dopo solo due mesi, colpisce Milano, Firenze e Roma e nella Capitale sono proprio due chiese l’obiettivo delle bombe stragiste.

Alessandra Dino sottolinea che ''oggi le più alte sfere della Chiesa hanno preso posizione in modo netto contro la mafia, ma sono ancora i parroci a dover dare una risposta chiara e univoca sul territorio''; a Palermo infatti, negli stessi anni hanno predicato padre Puglisi, morto ammazzato nel ’93 per aver dato speranza ai ragazzini senza futuro del quartiere Brancaccio, e padre Mario Frittitta, che alla Kalsa dispensava privatamente la messa al boss Pietro Aglieri, latitante ''che pregava sette ore al giorno''.

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