Diagnosi carcinoma mammario, migliora l'attività di prevenzione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

“Negli ultimi decenni la diagnosi delle lesioni mammarie ad alto rischio di malignità associata è significativamente aumentata a seguito dell’implementazione dei programmi di screening ed anche grazie all’avvento di nuove modalità diagnostiche”. Lo ha spiegato, durante i lavori della terza giornata del convegno su “La Sicilia unita per lo screening del carcinoma della mammella”, la dott. Maria Adele Marino del Dipartimento di scienze biomediche, odontoiatriche e delle immagini morfologiche e funzionali dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico «G. Martino» dell’Università degli Studi di Messina, Messina.

Tali lesioni, secondo la letteratura prevalente, ha aggiunto, rappresentano una rilevante percentuale di tutte le lesioni della mammella ma con un potenziale di neoplasie associate che oscilla tra il 2 ed il 5 per cento. E’ importante una diagnosi precoce anche perché tali lesioni, dette B3, sono considerate precursori non obbligati di malignità perché possono trasformarsi in lesioni a maggiore aggressività biologica, prevalentemente carcinoma duttale in situ e tumori invasivi di basso grado. Alcune fungono anche da indicatori di rischio; per esempio, le donne con diagnosi di iperpalasia duttale atipica hanno un rischio da quattro a dieci volte maggiore di sviluppare un cancro al seno. Nella maggior parte dei casi, le lesioni ad alto rischio vengono trattate con asportazione chirurgica a causa del loro potenziale basso ma latente di malignità. Le linee guida più recenti raccomandano un approccio più conservativo, risparmiando la chirurgia a cielo aperto solo in alcuni casi, per ridurre non solo i costi sanitari ma anche per un approccio più personalizzato ed evitare il rischio di sovra-trattamento.

La dott. Cinzia Cannone da Taormina ha spiegato come avviene la biopsia sotto guida di risonanza magnetica per la rilevazione delle lesioni non visibili né con la mammografia né con ecografia. Prima dell’esame bioptico la paziente dovrà effettuare degli esami ematochimici specifici e dovrà sospendere eventuale assunzione di anticoagulanti previa consultazione del medico curante. Dopo il prelievo, i campioni ottenuti verranno fissati in formaldeide ed inviati in Anatomia Patologica. Durante la procedura si effettueranno delle scansioni di risonanza magnetica che prevedono un controllo prima della biopsia, al fine di individuare la lesione, un secondo controllo dopo aver posizionato una guida (per avere la certezza di essere centrati sul target), un terzo controllo dopo aver effettuato la biopsia ed in fine dopo aver posizionato il marker che consente il rilevamento.

Al termine della procedura verrà effettuata una compressione manuale sulla mammella e successivamente applicato un bendaggio compressivo con ghiaccio sintetico. Una complicanza frequente è l’ematoma ed il malessere della paziente; soltanto nel 10% dei casi l’esame viene sospeso per sanguinamento. Anche la biopsia sotto guida RM come altre metodiche bioptiche, presenta dei limiti (seni piccoli, lesioni vicino al pettorale , impianti protesici..) alcuni dei quali possono essere superati utilizzando degli accorgimenti.

Nel corso della mattinata sono intervenuti anche il dott. Francesco Amato di Agrigento su “La tomo sintesi mammaria”, il dott. Ildebrando D’Angelo di Cefalù su “L’Ecografia Mammaria”, la dott. Maria Francesca Rizzo di Catania su “La RM Mammaria”, il dott. Raffaele Ienzi di Palermo su “Caratterizzazione delle lesioni: dalla Core biopsy alla Vabb. Quali mezzi e quali guide” ed il prof. Gaetano Magro di Catania su “Facciamo chiarezza sulle lesioni B3”.

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