Discarica chiusa ed emergenza rifiuti, Legambiente: "Non abbiamo sufficienti impianti"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Il presidente Daniele Gucciardo dichiara: - L’emergenza rifiuti vissuta in questi giorni ad Agrigento, l’ultima ma non l’unica, ci è stato spiegato essere legata alla indisponibilità della discarica di Trapani che normalmente accoglie il “secco residuo” prodotto, tra gli altri, anche dai 9 Comuni agrigentini dell’ATO 4 Agrigento Est (Agrigento, Aragona, Comitini, Castrofilippo, Grotte, Favara. Lampedusa, Licata, Racalmuto) tutti sottoscrittori del contratto normativo nel 2018 con la ATI la cui impresa capogruppo è la Iseda s.r.l.

Da questa vicenda emerge chiaramente che il nostro territorio continua a non essere  dotato di impianti di trattamento dei rifiuti sufficienti a soddisfarne le esigenze.

Questo gap non è imputabile in prima battuta alla Regione Siciliana, quanto piuttosto proprio alla SRR – ATO 4 Agrigento Est: infatti è la Società per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti che per legge deve pianificare, attraverso il Piano d’ambito, la realizzazione degli impianti necessari e la destinazione del rifiuto trattato.

Da quando la normativa (LR 9/2010) è stata modificata con la LR 3/2013, introducendo gli ARO (Ambiti di Raccolta Ottimali),  i Comuni sono stati disincentivati a “collaborare” tra loro all’interno del più ampio ATO. Si è data, così, la possibilità, a Comuni singoli o raggruppati con più di 5000 abitanti,  di gestire direttamente la raccolta dei rifiuti, assecondando di fatto il loro disinteresse a chiudere il ciclo integrato dei rifiuti che – è utile ribadirlo - non si esaurisce con il togliere i rifiuti dalle strade.

L’Amministrazione Comunale di Agrigento è stata l’unica a rifiutarsi di costituire l’ARO e a spingere perché invece insieme agli altri Comuni coinvolti si continuasse ad affrontare la gestione dei rifiuti in termini di Ambito Territoriale Ottimale. Essendo la  S.R.R. una società pubblica i cui soci sono i Comuni dell’ATO occorre che questi, senza più incertezze, e mettendo da parte interessi particolaristici, diano l’indirizzo politico per  far sì che il territorio si doti degli impianti di trattamento dei rifiuti di cui ha bisogno. Dover portare i rifiuti a molti chilometri di distanza dal luogo in cui questi vengono prodotti è una diseconomia intollerabile e contraria ai principi della corretta gestione integrata dei rifiuti, che pesa sulle tasche dei cittadini nascondendo i risparmi ottenuti con la RD.

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