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Martedì, 28 Giugno 2022
Animali

Animali da laboratorio: come accoglierli in casa e offrirgli una seconda possibilità

Non solo cani e gatti: anche gli animali da laboratorio come conigli, criceti e cavie possono essere adottati. Grazie ad un nuovo decreto è ancora più semplice

Quando si decide di adottare un animale, il primo pensiero va immancabilmente ai cani e ai gatti i quali vengono salvati da una vita dolorosa trascorsa in strada o senza una famiglia all’interno di un canile.

Questi, però, non sono gli unici pet a meritare una seconda occasione: ci sono anche conigli, porcellini d’India, criceti e topi, che hanno trascorso la loro intera esistenza dentro ad una gabbia sfruttati come cavie da laboratorio per la ricerca.

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Cosa dice la legge in merito all'adozione di animali da laboratorio

Fortunatamente negli ultimi anni grazie ad una Direttiva Europea del 2010 e recepita in Italia quattro anni dopo, a questi animali è concessa una seconda possibilità. I laboratori possono decidere di affidare a privati o a specifiche associazioni tutte quelle cavie che, una volta terminata la sperimentazione, sono considerate sane e salvabili. In questo modo in seguito a un percorso di cura e riabilitazione, i pet possono essere accolti in una nuova casa con persone pronte a riempirli di affetto.

Tra l’altro, il 28 marzo 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un decreto esecutivo che individua i requisiti per il reinserimento di questi animali. In particolare, in base a questo nuovo testo, gli enti con pet da reinserire o reintrodurre hanno l’obbligo di inviare la loro proposta di affidamento alle associazioni individuate dal Ministero della Salute.

Le associazioni che si prendono cura degli animali sfruttati dalla ricerca

Gli animali che vengono salvati dai laboratori portano con sé numerosi traumi sia fisici che psicologici. La vita all’interno delle gabbie piccole e strette non è semplice, molti non riescono neanche a muoversi e sul lungo periodo tanti animali sviluppano problemi ortopedici e difficoltà a camminare.

Se riuscire a restituirgli il benessere fisico è importante, non lo è da meno quello psicologico. Bisogna infatti fargli conoscere la vita fuori dalla gabbia e insegnargli a fidarsi degli essere umani, perché ci sono persone disposte ad accudirli.

Sul territorio italiano ci sono molte associazioni pronte a occuparsi degli animali sfruttati in laboratorio, tra queste anche la Onlus “La Collina dei Conigli”. Attiva sul territorio di Monza e Torino ha come obiettivo quello di dare una seconda possibilità a tutti quei pet che hanno subito sofferenze nel corso della loro vita.

Una volta abbandonato il laboratorio, gli animali vengono visitati da veterinari che procedono con la vaccinazione, la sterilizzazione e un processo di educazione alimentare. Gli esperti, inoltre, stabiliscono il loro stato di salute per intervenire con cure specifiche nel caso in cui ce ne sia bisogno. Una volta curati nel fisico, bisogna curare anche la loro “anima” attraverso un percorso di riabilitazione che gli permette di appropriarsi degli spazi, spingendoli a muoversi liberamente e iniziare ad interagire con gli uomini o con altri animali.

L’associazione si occupa anche delle persone con l’intento di far capire che questi animali sono in grado di donare tanto affetto. Infatti per i volontari de “La Collina dei Conigli", chi deciderà di condividere la sua vita con questi simpatici e adorabili pet, dovrà accudirli e assicurargli tutto ciò di cui hanno bisogno. Chi invece, non ha la possibilità di accogliere in casa uno di questi animali, può aiutarli attraverso l’adozione a distanza e dimostragli tutto l'amore di cui hanno bisogno.

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La fine della sperimentazione animale

La Direttiva Europea del 2010 che permette di non sacrificare gli animali in laboratorio è solo un piccolo passo verso un futuro in cui si spera gli animali non debbano più essere sottoposti a esperimenti e crudeltà grazie a metodi alternativi come culture cellulari e simulazioni al computer.

Un esempio interessante in questo senso è quello dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente americana (EPA) che ha annunciato che entro il 2025 diminuirà i test del 30% e che dal 2035 non testerà più prodotti chimici su cani, scimmie, conigli, topi e altri mammiferi.

Il percorso è ancora lungo, ma il primo e più importante passo è già stato compiuto.

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