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I derivati della cannabis sono fuorilegge, un commerciante: "Evitiamo che tanta gente compri 'erba' per strada"

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, il commento: "Un grande danno per le aziende che producono 'cannabis light' e che hanno investito i loro soldi"

 

La liberalizzazione della vendita della cosidetta “cannabis ligth”, disciplinata da una legge del 2016, aveva creato un vero e proprio indotto con centinaia di aziende e attività commerciali che capillarmente sono apparse su tutto il territorio nazionale. Imprenditori, soprattutto giovani, che hanno investito, acceso mutui e avviato le attività e che adesso sono "minacciate" dalla sentenza della suprema Corte di Cassazione che vieta la vendita dei prodotti derivati dalla cannabis del tipo “sativa L” - "salvo che tali prodotti siano privi di efficacia drogante" - e che dunque saranno soggetti alla disciplina prevista dal testo unico sulle droghe.

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Vasta è la gamma di prodotti  in commercio, c’è la classica erba con thc inferiore allo 0,6% da fumare o da utilizzare come infuso per una tisana alla “maria”. Ma non solo, sul mercato anche, dolci rigorosamente  confezionati con cannabis ligth.

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AgrigentoNotizie ha sentito l’opinione di un giovane commerciante della città dei Templi. “Noi non dobbiamo avere paura – dice Vincenzo Grizzanti – anzi evitiamo che tanta gente compri 'erba' per la strada, perché preferiscono rilassarsi piuttosto che sballarsi”. Sulla discussa sentenza, Grizzanti  ribadisce: ”E’ un grande danno per tutte le aziende che producono 'cannabis ligth' e che hanno investito i loro soldi come li ho investiti io nel mio negozio”.  
 

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