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Si rinnovano devozione e tradizione: San Calò in processione fra la sua gente

Il grido "E chiamamu a cu n'aiuta" è forse la dimostrazione di quanto il popolo agrigentino abbia ancora bisogno della protezione del santo dalla pelle scura venuto da lontano

 

A mezzogiorno in punto il simulacro di San Calogero è uscito dal santuario accolto dall'abbracio dei devoti. Un bagno di folla ha atteso sotto il sole cocente, le note de "La zingarella" e il ritmo dei "tammurinara" hanno accompagnato la statua del santo nero fra la sua gente. Un amore indissolubile quello che lega la città di Agrigento  al monaco eremita: dai portatori che, sulle proprie spalle, sorreggono il peso della "vara", alle migliaia di fedeli che ritornano ogni anno in città per rinnovare la promessa del pane votivo per poi distribuirlo alle famiglie indigenti.

L'omelia di don Franco: "Fieri del nostro santo nero, ma si definiscono terroristi e delinquenti quanti arrivano dalle altre terre"

Il grido "E chiamamu a cu n'aiuta" è forse la dimostrazione di quanto il popolo agrigentino abbia ancora bisogno della protezione del santo dalla pelle scura venuto da lontano.  

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