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"Troppa omertà anche tra i giovani, noi diciamo 'basta'": la città in piazza per ricordare Capaci

Lungo corteo lungo le strade cittadine insieme alle autorità e numerosi studenti delle scuole agrigentine di ogni ordine e grado

 

Studenti, giovani e istituzioni tutti uno a fianco dell'altra per ricordare il sacrificio del giudice Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta e per lanciare un chiaro "no" alla criminalità organizzata. La lunga marcia, partita da piazza Vittorio Emanuele e conclusasi in piazza Pirandello, ha rappresentato per diversi ragazzi intervenuti un momento per dire "no" non solo alla mafia, ma al retroterra "mafioso" che purtroppo spesso condiziona la cultura di tutti i giorni.

"Questa giornata - spiega un ragazzo - è un momento di ripartenza e un modo per riappropriarci dei nostri diritti e delle nostre libertà. La mafia e l'illegalità sono un tema che ha colpito la nostra città e la nostra regione ed è il momento di contrastare certi principi. E' giusto che parta dalle scuole e le istituzioni la spinta per realizzare una marcia come questa, che ha però un senso più profondo, di unione e giustizia".

"Oggi ricordiamo grandi uomini che sono morti per un pensiero che era contrario al pensiero comune - dice un altro ragazzo - dato che nella nostra terra la mafia ha delle idee che sono più che profonde e sono radicate anche in noi giovani che, anche se non abbiamo una condotta di vita mafiosa, abbiamo la tendenza all'omertà in quanto siamo cresciuti in una società che insegna ad essere omertosi. Noi ci stiamo ribellando perché ricordando le vittime della strage di Capaci stiamo dicendo 'no' a tutto questo e stiamo soprattutto riaffermando che la Sicilia non è mafia". 

"Se si insegnasse la bellezza... per non abituarsi alla rassegnazione, all'omertà, al 'munnu è e munnu ha statu', come a una condanna all'immobilismo e all'indifferenza - commenta il sindaco Lillo Firetto -. Invece tutte le nostre azioni siano rivolte ad educare alla bellezza: perché curiosità, stupore, meraviglia, che sono propri di ogni bambino che apre gli occhi al mondo, rimangano doni intatti, privi di ogni contaminazione".

Finita l'iniziativa le istituzioni si sono spostate al tribunale civile di Agrigento, dove un'aula è stata dedicata alla memoria di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, morta anche lei, insieme agli agenti di scorta, nell'infame attentato di Capaci.

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