Bivona riabbraccia Cutrò, il testimone di giustizia: "La mia scorta? Il mio popolo"

La riconciliazione di Cutrò con la sua città è avvenuta nel corso di un incontro promosso dall'Amministrazione comunale

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Il 18 giugno 2019 sarà una data da ricordare per il testimone di giustizia Ignazio Cutrò che si è riconciliato con la sua Bivona. L’occasione è stato l’incontro svolto all’auditorium “Concezione” di Bivona in occasione della presentazione del libro di Emanuele Cavallaro che narra le ultime vicende dell’imprenditore antiracket. Opinione diffusa era che l’appuntamento di Bivona, sarebbe stato disertato dalla cittadinanza, contrariamente alle aspettative invece, il suggestivo edificio barocco, è stato riempito. Segnale quest’ultimo che a Bivona, qualcosa sta cambiando. “Ho rifiutato la mia scorta – ha detto emozionato Cutrò– credo che non ci sia migliore scorta del tuo popolo”.  

L’incontro è stato moderato dal giornalista Giuseppe Caruana,  ha registrato la presenza dell’autore, Emanuele Cavallaro, del sindaco e del presidente del consiglio comunale di Bivona, rispettivamente, Milko Cinà e Gaspare Bruno e del magistrato Salvatore Vella, che negli anni di servizio alla Procura di Sciacca, ha raccolto le testimonianze di Ignazio Cutrò che poi scaturirono nella maxi operazione antimafia “Face Off” che portò all’arresto, tra gli altri anche, di Luigi Panepinto, ex compagno di scuola dello stesso Cutrò.

“Il pubblico di questa sera – ha evidenziato il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella – ci da tanta speranza”.
Il presidente dell’associazione nazionale Testimoni di Giustizia, oltre a ricevere l’abbraccio della sua gente, ha anche ottenuto una promessa importante dal sindaco. “Offriremo dei locali comunali per istituire a Bivona una sede dell’associazione nazionale Testimoni di Giustizia” – ha detto Cinà. Nel corso della serata, Cutrò  ha raccontato un retroscena amaro cha ha anticipato l’incontro. Domenica scorsa, ignoti, hanno strappato alcuni  manifesti di promozione dell’incontro. Dall’auditorium Cutrò ha chiesto, al sindaco Cinà, se fosse stato possibile riattaccarli. Richiesta, quella di Cutrò,  che non solo è stata assecondata ma che si è anche arricchita  di ulteriori gesti dall’alto valore simbolico e che ben descrivono il vento nuovo che soffia fra i monti Sicani.  Dopo la presentazione infatti,  tutti i presenti, sindaco in testa, hanno accompagnato Ignazio Cutrò a rimettere una delle locandine strappate dalle mani anomine, una passeggiata collettiva nella via principale del paese culminata in un saluto insolito al grido di  “in culo alla mafia”,  il celebre motto dello stesso testimone di Giustizia.
 

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