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Alberi abbattuti in città, gli agronomi: "Alcuni potevano essere salvati"

Il presidente dell'Ordine, Maria Giovanna Mangione, invoca maggiore tutela nei confronti delle piante, oggetto di potature spesso "estreme"

 

Alcuni alberi abbattuti in città nelle scorse settimane potevano essere salvati o comunque essere soggetti a potature meno invasive rispetto a quelle utilizzate che oggi potrebbero pregiudicarne in modo irreversibile le condizioni.

E' un grido di allarme vero e proprio quello lanciato dal presidente dell'Ordine degli Agronomi e dei dottori Forestali Maria Giovanna Mangione. “La sicurezza dei cittadini - dice - può e deve coincidere con la tutela del patrimonio arboreo, che è a tutti gli effetti parte ‘viva’ di una città”. Il rischio denunciato da Mangione è che questo continuo ricorso a forme di potatura molto invasive come le capitozzature, realizzate per di più in qualunque momento dell’anno, metta alla lunga a rischio la salute e la naturale crescita delle piante. Un tema di cui si è tornati a parlare con forza proprio in questi giorni.

“Abbiamo assistito con sconcerto all’utilizzo praticamente sistematico di sistemi particolarmente aggressivi di potatura che spesso non potranno che avere come esito la morte della pianta – continua Mangione -, così come abbiamo registrato numerosi abbattimenti, magari sospinti dalla richiesta di privati che poi sostenevano anche i costi connessi alle operazioni stesse, proponendo magari la sostituzione di alberi trentennali con piante di pochi anni, che probabilmente potevano essere evitati. Per questo l’Ordine ha già nei mesi scorsi avviato una interlocuzione con l’Amministrazione comunale che entro breve termine porterà alla stipula di una convenzione che possa avviare un percorso coraggioso sul tema, per anni ignorato, del patrimonio verde della città, al fine di contemperare a pari livello la tutela dei cittadini e degli alberi, in modo da verificare se l’abbattimento, troppo spesso invocato, fosse realmente l’unica possibilità o soltanto una delle scelte. Quello che è necessario – continua Mangione - è un nuovo percorso di recupero, ove possibile, e di rifacimento del patrimonio arboreo ed ecologico della città dei templi nella direzione della lotta alla desertificazione ed ai cambiamenti climatici. Alle amministrazioni comunali, a partire da quella di Agrigento, - conclude - ricordiamo che esiste una legge, la 165 del 2001, la quale consente ai Comuni l’inserimento nel piano triennale di figure professionali specifiche per la gestione del verde”.
 

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