Per i Liberi consorzi si torna al voto, ma non saranno i cittadini a scegliere

Tanto clamore per l'annuncio del ritorno di organi politici alla guida delle ex Province, ma vediamo esattamente quali saranno le conseguenze

Al voto per eleggere un presidente e un nuovo consiglio provinciale. Dopo anni dallo scioglimento delle cariche politiche all'interno dei Liberi consorzi si torna al voto, ma a decidere non saranno i cittadini.

Se oggi la Giunta regionale ha annunciato che il 30 giugno si svolgeranno le elezioni provinciali, infatti, va precisato che queste saranno con il sistema del secondo livello: potranno quindi esprimere la propria preferenza unicamente sindaci e consiglieri comunali.

Al voto andranno in provincia di Agrigento circa 750 "grandi elettori" il cui voto sarà applicato con un sistema di ponderazione matematica. La preferenza di ciascuno consigliere dovrà essere dapprima moltiplicato per un coefficiente correttivo pari a 1,25 ed il risultato ottenuto dovrà a sua volta essere poi moltiplicato per l'indice di ponderazione della fascia di appartenenza, che è calcolato in base al numero di abitanti. Questo con un ruolo già dichiaratamente marginale dei piccoli comuni. In provincia infatti saranno poco più di 200 amministratori e 13 comuni in totale a poter decidere. Si tratta di Agrigento, Sciacca, Licata, Canicattì e Favara (indice di ponderazione, 244 e 143 elettori) e Palma di Montechiaro, Ribera, Porto Empedocle, Raffadali, Menfi, Ravanusa e Campobello di Licata (123 il valore del voto ponderato). Se bisognerà capire cosa faranno i sindaci e i consiglieri del Movimento 5 Stelle, da sempre contrari alle Province, certo è che la legge risalente all'epoca di Crocetta esclude dalla possibilità elezione i sindaci a cui il mandato scadrà tra un anno e mezzo dal momento delle votazioni. Un orizzonte temporale che escluderebbe, tra gli altri, Lillo Firetto, che pure qualche anno fa sembrava nutrire almeno un interesse per la possibilità di una candidatura alla guida dell'ente di area vasta, rivendicando come questo ruolo potesse spettare al capoluogo. 

Nei prossimi mesi si ricostituirà la commissione elettorale (composta tra gli altri dal segretario generale del Libero consorzio e da quello di Agrigento), e ci sarà il via alla costituzione delle liste, che dovranno essere composte da un numero pari a quello dei consiglieri da eleggere (cioè 12) e nessuno dei due sessi può superare il 60 per cento dei componenti. Per presentare una lista occorre avere un numero di firme pari al 5 per cento dei votanti. Si potrà dare il voto sia alla lista sia al candidato.

Adesso sta alla politica scaldare i motori per questa "strana" elezione, che consegnerà però poltrone scomodissime: l'incarico non solo sarebbe gratuito (perché non alternativo a quello politico-amministrativo già ricoperto nei comuni di appartenenza) ma andrebbe a consegnare la guida di enti ad oggi ad un passo dal dissesto finanziario e che hanno perso gran parte del loro potere di incidere sui territori.

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