Ex Province, frenata dell'Ars: a giugno non si vota più

Tutto rinviato entro maggio del 2020. Lo stop dopo l'approvazione di un emendamento a firma di Vincenzo Figuccia e altri, agganciato al ddl sui Marina Resort. Il Pd attacca Musumeci: "Dopo le promesse elettorali, il centrodestra getta la maschera"

Il palazzo dell'ex Provincia regionale di Agrigento

Stop al voto per le ex Province. Lo ha deciso l'Ars, che ha rinviato entro maggio del 2020 le elezioni di secondo livello. Decisiva l'approvazione di un emendamento a firma di Vincenzo Figuccia e altri, in base al quale le elezioni per ragioni procedurali e di tempo non potranno tenersi entro il 30 giugno. Salgono così a sette gli anni di commissariamento di Città metropolitane e Liberi consorzi dei Comuni.

"Nelle scorse settimane - ha detto Figuccia - insieme al collega Danilo Lo Giudice e ad un centinaio di sindaci, abbiamo fatto una marcia che si è conclusa davanti la presidenza della Regione per chiedere la calendarizzazione di un ordine del giorno che garantisse un impegno da parte del governo regionale a chiedere le risorse aggiuntive per salvare le province. Di fatto, i 150 milioni di euro accordati dallo Stato, sono un primo passo ma chiediamo che vengano concesse per intero le somme. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto il rinvio delle elezioni di secondo livello che adesso non avrebbero giovato a nessuno considerato che al momento, si tratta di enti assolutamente inutili".

"Una delle clausule del discusso 'Patto della Madonnina', così come tra le richieste della marcia dei sindaci del 15 maggio era il rinvio delle elezioni per le Città metropolitane. Ringrazio il Parlamento siciliano per aver accolto la proposta formulata dal gruppo Misto, dall’Udc, da Fratelli d’Italia, dai Popolari e Autonomisti e da Sicilia Futura - ha dichiarato il sindaco della città Metropolitana di Messina, Cateno De Luca -. Non aveva senso celebrare queste elezioni il 30 giugno, non essendo ancora stata risolta la Finanziaria. Ora pensiamo a risolvere la situazione economica, destinando alle ex Province siciliane 350 milioni di euro da prelevare dagli FSC, così da coprire il disavanzo al 31 dicembre 2018 e garantirne la gestione corrente per gli anni 2019/2021. Solo in tale modo sarà possibile garantire tutti gli investimenti per la messa in sicurezza delle scuole secondarie, delle strade e dei viadotti".

Il Pd però va all'attacco del governatore Musumeci. "Dopo una campagna elettorale per le Europee passata a promettere a sindaci e consiglieri un ruolo negli organismi di Liberi Consorzi e Città Metropolitane, ecco che il centrodestra getta la maschera ed al primo voto rinvia le elezioni di un anno". Così il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo e il parlamentare regionale Antonello Cracolici. "Oltretutto - hanno consluso Lupo e Cracolici, componenti della commissione Affari Istituzionali - la norma è stata approvata con un emendamenti presentato direttamente in Aula ed agganciato al ddl sui 'Marina Resort' senza il preventivo esame della commissione".

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