Elezioni, "Conosciamoli": Mariella Lo Bello

Nata ad Agrigento, ha 55 anni, vive in città con una parentesi a Piazza Armerina da ragazzina. Prende la maturità scientifica, abbandona gli studi universitari in Matematica dopo due anni

Mariella Lo Bello con la nipotina

 

Apre la nostra rubrica "Conosciamoli" l'unico candidato donna: Mariella Lo Bello. Nata ad Agrigento, ha 55 anni, vive in città con una parentesi a Piazza Armerina da ragazzina. Prende la maturità scientifica, abbandona gli studi universitari in Matematica dopo due anni. Sposata con due figli: Giuseppe, 35 anni, e Glenda, 34, che ha due figlie, Marzia e Alice. 
 
Vince diversi concorsi e sceglie di lavorare alle Poste. Nel 2007 consigliera di parità a Caltanissetta (una nomina sindacale). La sua esperienza nel sindacato inizia con l'ingresso nel mondo del lavoro. Ad Agrigento è la prima segretaria generale donna del sindacato dei pensionati, la prima anche nel sindacato regionale in una camera del lavoro. Diventa poi segretario generale della Cgil a livello provinciale.
 - Chi è Mariella Lo Bello?
"Una persona positiva, una donna coraggiosa con un'indole un po' ribelle. Una delle prime donne a guidare la moto ad Agrigento, per dirne una. Sono sempre stata un punto di riferimento per i miei compagni sin da piccola. Da sempre rappresentante di classe, poi di istituto. Nella mia vita sono stata sempre molto fortunata, ma nessuno mi ha mai regalato nulla anche perché io non ho mai chiesto niente”.
 
 - Dal 26 marzo Mariella Lo Bello è in campagna elettorale. In che modo è cambiata la sua vita, le sue abitudini, i suoi hobby e il suo lavoro?
"Solo le facce delle persone che incontro, i luoghi che frequento e il ritmo. Per il resto le giornate scorrono sempre tra mille cose, tanto da non aver mai avuto il tempo di tornare a casa per il pranzo.  Il sabato però lo dedico sempre alle mie due nipotine".
 
 - Come ha reagito la sua famiglia alla decisione di candidarsi a sindaco?
"Quando mi hanno proposto di candidarmi io ho detto subito no e mio marito era ben contento del fatto che io avessi rifiutato. Mia figlia ha, invece, insistito perché io accettassi questa scommessa. E insieme a lei i tanti amici a cui ho parlato della proposta alla candidatura".
 
 - Quali sono i motivi che l'hanno spinta ad accettare e, di conseguenza, a lasciare la Cgil?
"Questa città ha bisogno di più giocatori e di meno spettatori. Mi sono sempre sentita giocatrice e non accettare significava scegliere la serenità del mio posto da segretario generale della Cgil di Agrigento, dove ancora mancavano quattro anni e mezzo alla scadenza del mandato e nel frattempo si facevano avanti altre proposte. Da giorno 26 ho lasciato quel ruolo e quindi quella sicurezza. Voglio scommettere, del resto è un fatto di famiglia, già mia nonna era una donna ribelle".
 
 - Una candidatura che nasce tardi. Le viene proposta dalla coalizione del governo regionale, Mpa, Pd, Fli e Api, solo dopo il tramonto della candidatura dell'avvocato Nicola Grillo, e anche di quella dello stesso Totò Pennica. Lo Bello fino a quel momento è segretario generale della Cgil di Agrigento. Si passa dunque dalla piazza alla parte del Governo regionale di Raffaele Lombardo?
"Non l'ho mai vista così. Il Governo Lombardo ha rappresentato nell'ultimo periodo la discontinuità, non dimentichiamo le battaglie nella sanità. Non avevo mai guardato a questa coalizione prima della mia candidatura, ma questo è un progetto che nasce ad Agrigento che guarda sì al Governo regionale, ma la nostra è una terra di sperimentazione. Ad Agrigento poi questi partiti che sembrano lontani tra di loro hanno un minino comune denominatore rappresentato dal fatto di essere stati sempre all'opposizione in questi anni tranne una breve parentesi. Io non ho mai fatto vita di partito, mai stata impegnata in politica. A me interessano i risultati e non l'alchimia della politica. Non ho una provenienza comunista, ma un'esperienza all'interno dei circoli socialisti, senza mai aver avuto una tessera. Vedo 4 forze che sono la fotografia di questa città che sorreggono la mia candidatura. Io mi sento una di loro e loro parte del mio elettorato".
 
 - Nella Cgil come hanno reagito gli iscritti e i lavoratori? Pensa che il sindacato possa essere danneggiato da questa sua scelta?
"La Cgil è una grande organizzazione, non potrebbe essere danneggiata in nessun modo dalla mia scelta. Ho sciolto la riserva dentro al sindacato, avendo già scelto, ma prima mi sono confrontata con le donne e gli uomini dell'organizzazione. Noi donne siamo quelle che quando prendiamo una decisione la portiamo a termine. Ora per me si è aperta un'altra storia".
 
 - L'"anti-Arnone, "il sindacato al Governo", in caso di vittoria la prima donna sindaco di Agrigento. Cosa rappresenta la sua candidatura?
"Non mi sento l'anti-Arnone, sono Mariella. Questa è la candidatura di una donna che compete al pari con le altre, non è di testimonianza, ma una di quelle candidature a cui gli Agrigentini dovrebbero avere davvero fiducia".
 
 - Dall'inizio di questa campagna elettorale cosa si rimprovera?
"Non saprei. Forse solo dal punto di vista organizzativo, considerando che inizialmente ho dovuto rimandare due incontri. Ci sono tante cose che potrei far meglio, ma non sono dei rimproveri".
 
 - Qual è l'errore che Mariella Lo Bello ha paura di commettere?  
"Ho sempre avuto paura in vita mia di abituarmi a cose a cui invece nessuno dovrebbe abituarsi. Le persone le ho sempre guardate negli occhi. Io non parlo della 'gente', del 'collettivo', ma delle persone che hanno sempre un nome e un cognome e ciò che spero di non commettere mai è di considerare le persone come gente, come comunità".
 
- Infine, una parola per descrivere ciascuno degli avversari di questa competizione elettorale.
Arnone, non pervenuto; Carta, supponente; Pennica, distante; Zambuto, un bravo ragazzo.

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