Il Coronavirus arriva in Africa, Fratelli d'Italia: "Monitorare gli sbarchi e chiudere i porti"

L'attivista Gerlando Piparo si chiede infine "se le nostre strutture sanitarie siano pronte ad attrezzate per affrontare una situazione così delicata e complessa”

Il "Coronavirus" arriva in Africa, il militante di Fratelli d’Italia, Gerlando Piparo, lancia l'allarme su quelle che potrebbero essere le conseguenze per l'ingresso sul territorio italiano di soggetti affetti dalla patologia influenzale che sta mietendo vittime in tutto il mondo.

“Qualche giorno fa - dice Piparo - è stato diagnosticato il primo caso di Coronavirus in Africa, suscitando la motivata preoccupazione dell’Organizzazione mondiale per la sanità per la piega che stanno prendendo gli eventi. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, ha dichiarato che il Coronavirus potrebbe portare caos nei paesi con sistemi sanitari fragili come quelli africani. La Sicilia è geograficamente dirimpettaia al continente africano ed è soprattutto terra di sbarchi, infatti, la provincia di Agrigento è quella in cui è stata registrata la maggiore ondata migratoria, anche perchè comprende Lampedusa, porto di arrivo naturale dei clandestini che partono dal Nord Africa. Gli extracomunitari sbarcati in Sicilia - continua -, provengono soprattutto da Egitto, Marocco, Eritrea, Tunisia, Sudan, Etiopia, Costa d'Avorio, e Togo. Il rischio collasso in questi paesi, in cui il sistema sanitario è precario, potrebbe creare effetti a catena devastanti, ed i porti della provincia di Agrigento sono sostanzialmente gli ingressi principali".

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Piparo aggiunge che il suo "non vuole essere un grido di mero allarmismo", ma piuttosto un appello a scongiurare che la situazione possa essere sottovalutata. Propone quindi "un maggiore presidio delle nostre acque territoriali" e una "capillare scrupolosità nei controlli sanitari, ed anche, se è necessario, con una temporanea chiusura dei nostri porti, al fine di garantire l’incolumità dei siciliani e degli italiani tutti. Mi chiedo, infine, se le nostre strutture sanitarie siano pronte ad attrezzate per affrontare una situazione così delicata e complessa”.

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