Testimoni di giustizia, corteo rinviato: Cutrò non sarà davanti al Viminale

A prendere parte all'evento dovevano essere diverse associazioni

Ignazio Cutrò, Pino Masciari e Luigi Coppola, rispettivamente presidenti e soci fondatori delle associazioni dei testimoni di giustizia e per la legalità maggiormente rappresentative – associazione Nazionale testimoni di Giustizia“, associazione “Legalità Organizzata' e associazione Antiracket “Movimento per la Lotta alla Criminalità Organizzata” – fanno sapere che la manifestazione di protesta prevista per il giorno 10 maggio avanti il Viminale è stata rinviata.

La decisione scaturisce "per dare l'opportunità ai testimoni di giustizia e agli stessi organizzatori di potere prendere parte alle audizioni previste dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle 'Mafie-comitato x - analisi dei programmi e dei procedimenti di protezione dei testimoni di giustizia e dei collaboratori di giustizia'. Nel rinviare la manifestazione manteniamo salde le ragioni che ci spingono a denunciare le inadempienze delle Istituzioni preposte nei nostri confronti. Noi denunciamo che c'è in atto la volontà, da parte di taluni soggetti ed uffici facenti capo al Ministero degli Interni di asservire l'attività della commissione centrale ad interessi estranei alla Giustizia e contrari ai testimoni di giustizia.  Con senso di responsabilità e trasparenza abbiamo  cercato di impiegare tutte le nostre energie affinché lo Stato prendesse pienamente contezza della necessità e opportunità di riconoscere agli onesti cittadini che denunciano le mafie tutte quelle opportunità, riconosciute dalla nostra Costituzione e dalle leggi, normalmente esercitate dai cittadini pur nella consapevolezza di dover sacrificare parte di queste libertà come conseguenza diretta derivante dal programma di protezione. Nel percorrere questa lunga e tortuosa strada verso il pieno riconoscimento dei nostri diritti abbiamo - fanno sapere Ignazio Cutrò, Pino Masciari e Luigi Coppola - nel rispetto delle leggi, dovuto esprimere anche il nostro pubblico dissenso avverso l'indifferenza che sentivamo provenire da quelle Istituzioni preposte alla nostra sicurezza. Nonostante che le nostre denunce siano state confermate negli anni da tre inchieste della Commissione Parlamentare Antimafia (1998-2008-2014) ad oggi, permangono gravi lacune nel sistema di tutela tanto per coloro che sono sottoposti allo speciale programma di protezione quanto per coloro che sono destinatari delle speciali misure di protezione.  Comprendiamo che il ricorso alla piazza per manifestare il proprio dissenso o anche le proprie legittime istanze è una suggestione piuttosto affascinante ma allo stesso modo riteniamo doveroso e opportuno, ancora una volta, rivolgerci alle Istituzioni per riportare in quelle che sono le sedi legittime". 

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