Pasqua in Sicilia: i piatti della tradizione

La Pasqua è una festività centrale nella cultura cristiana e italiana; ecco i cibi ad essa connessi con un ruolo centrale nella celebrazione per noi siciliani

Siamo entrati ormai nella settimana delle celebrazioni dei riti pasquali, e con essi anche quelli legati alla tradizione culinaria. Seppur quest'anno sarà una Pasqua tra intimi, intimissimi, ognuno confinato tra le proprie mura domestiche a causa dell'emergenza da Covid-19 che sta attanagliando nella sua morsa tutto il Paese, non mancherà chi dedichera il tanto tempo a disposizione per la preparazione dei piatti tipici di questa festività.

La Pasqua è un momento centrale nella cultura cristiana e italiana, non c’è da stupirsi quindi se il cibo e i riti ad essa connessi hanno un ruolo importante nella sua celebrazione soprattutto da noi in Sicilia, terra molto legata alla tradizione religiosa oltre che ad essere un’occasione per la convivialità e la buona tavola.

Quali sono le tradizioni culinarie pasquali più famose in Sicilia?

Le tradizioni culinarie pasquali del pranzo domenicale sono molto elaborate. Comune a tutta la Sicilia è l’agnello, che però presenta diverse ricette a seconda della zona: a Palermo si arrostisce e si serve con le patate, a Ragusa è accompagnato dall’impanata pasquale, una focaccia di origini spagnole, mentre a Trapani si cucina l’agnello alla menta. A casa nostra, ad Agrigento, il capretto o agnello da latte si prepara al forno con cipolletta e patate.

Altro piatto tipico della nostra provincia, nello specifico di Aragona è il famoso Tagano, uno sformato fatto con uova (circa 30/40 per ogni kg di pasta), formaggio tuma, zafferano e cannella (ma va sottolineato che ogni famiglia ha la propria variante).

Altro piatto della domenica di Pasqua è senza alcun dubbio la pasta di casa, magari i cavati, conditi con ricotta fresca e fave, ortaggio di stagione. Per i più golosi è immancabile la classica e saporitissima pasta al forno, ripiena di carne macinata, melanzane, piselli, uova sode e formaggio.

Piatto forte del pranzo sono, però, i dolci. Il più importante e famoso è la cassata, che nasce come dolce pasquale ma è ormai presente in tutti i periodi dell’anno. Dolcissima, coloratissima e barocca la cassata è diffusa in tutta la Sicilia, ma ha origine nella Palermo araba e rispecchia nella sua composizione i diversi strati culturali della città. Il suo nome deriva dall’arabo quas’at (scodella), dal recipiente in cui ricotta e zucchero venivano mescolati. Inizialmente la ricetta si limitava a zucchero, ricotta rigorosamente di capra e pasta di pane, ma si arricchisce quando viene inventata la pasta reale o pasta di mandorle. In seguito, i dominatori spagnoli aggiungono cioccolato e Pan di Spagna e in epoca barocca viene introdotta la frutta candita come decorazione.

La cassata ha diverse varianti, ne esiste una versione al forno, tipicamente palermitana, costituita semplicemente da pasta frolla ripiena di ricotta e pezzi di cioccolato; c’è poi la cassata ragusana, in cui si usa la pasta delle focacce a cui si aggiunge la ricotta, salata o dolce.

L’agnello pasquale è’ uno dei dolci simbolo della Pasqua, soprattutto nella nostra provincia dove Favara ne è capitale indiscussa. Questo dolce che rappresenta iconograficamente sacrificio e resurrezione, inizialmente lavorato e confezionato dalle monache nei conventi, è un concentrato di dolcezza fatto interamente di pasta di mandorle e con un cuore prezioso di pistacchio.

Pani cu l’ova, infine, ciambelle a forma di agnello, colomba o altri simboli pasquali al cui centro viene posto un uovo con ancora il guscio. Si trovano durante i 10 giorni antecedenti alla Pasqua, molto simili nell’aspetto al casatiello napoletano, ma poiché sono dolci di origini umili, la loro ricetta è molto più semplice.

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