L'Eni punta verso il futuro, svolta "green" alla raffineria di Gela

Un progetto ambizioso che è riuscito anche a costruire il centro di bonifica più grande d’Europa

L'incontro alla raffineria di Gela

L’Eni punta forte su Gela, mettendo al centro del progetto proprio la Sicilia. E’ stata presentata questa mattina, nella sala conferenze del centro formazione Eni, la fase di completamento della “Green Refinery” di Gela. Un progetto ambizioso che è riuscito anche a costruire il centro di bonifica più grande d’Europa. Un cantiere al passo con i tempi che ha rispettato tutti quanti gli impegni assunti dal punto di vista tecnico e operativo. 

L’incontro di aggiornamento  sullo stato dell’intesa e sulla riconversione della raffineria a ciclo tradizionale di Gela.  La costruzione del nuovo impianto di produzione idrogeno, prende il nome di “Steam Reforming”, rappresenta una vera e propria svolta. Grazie alla messa in marcia del nuovo impianto di pretrattamento delle biomasse entro il 2019, la bio raffineria sarà in grado di utilizzare per il 100 per cento della capacità di lavorazione materie prime di seconda generazione composte dagli scarti della produzione alimentare. Quella di Gela, infatti, sarà una delle poche raffinerie al mondo ad elevata flessibilità operativa, in grado di trattare anche il 100 per cento di cariche advanced e unconventional. Le materie prime future deriveranno da scarti della produzione alimentare, quali olii usati (uco - used cookingoil), grassi animali (tallow) e sottoprodotti legati alla lavorazione dell’olio di palma (pfad - acidi grassi). Questa caratteristica farà della "Green Refinery" di Gela un impianto ad elevata sostenibilità ambientale proprio per l’utilizzo di cariche che diversamente andrebbero smaltite come rifiuti, con aggravio dei costi per la comunità e impatto sull’ambiente. Inoltre, la "Raffineria Verde", in linea con l’ultima normativa EU, ridurrà del 60 per cento le emissioni ghg.

LE VIDEO INTERVISTE. La "Green refinery" prende forma 

Ad aprire la giornata è stato lo chief refining e marketing officer Giuseppe Ricci. “Dopo la crisi del 2008 alcune raffinerie in Italia sono state chiuse, ma nella sofferenza si trovano le migliori idee, decidendo di investire nella ‘Green refinery’. Abbiamo già riconvertito la raffineria di Venezia ed oggi puntiamo all’impianto di Gela”.

Eni conferma che tutte le attività procedono in linea con quanto previsto dall’intesa e che dalla firma del protocollo fino al luglio 2017, l’impegno economico ammonta a circa 555 milioni di euro. Eni è andata ben oltre gli impegni assunti. Infatti nel 2017 i dati che riguardano i primi sette mesi mostrano che il livello di occupazione dei lavoratori ha superato quota 1450, rispetto ai 1000 previsti nel protocollo. Un trend che, secondo quanto hanno riferito i vertici Eni, avrebbe tutte le intenzioni ad aumentare.

“Siamo stati molto coraggiosi – ha dichiarato Giuseppe Ricci – le nostre competenze sono messe al servizio del mondo Eni. La 'Green' di Gela è un tassello importante, un segnale forte che ci dà uno slancio in più. Olio di Palma? Il nostro impianto può essere alimentato con qualsiasi scarto. In Italia si raccoglie meno di un terzo di olio vegetale esausto, bisogna fare crescere il sistema di raccolta, cercando con grande impeto gli oli italiani e non stranieri. Il volume di raccolta dovrà aumentare, questo darà più forza di lavoro al sistema”. Se il biodiesel è già una realtà consolidata, il biojet è in fase di sperimentazione. “Il traffico aereo è in continuo crescere - spiega – abbiamo voglia di guardare al futuro, il nostro è un progetto a lungo termine”.  Alla giornata anche il sindaco di Gela, Domenico Messinese: “E’ un nuovo progetto, ed è ambizioso. L’impianto ha tenuto conto della salvaguardia dei lavoratori e dell’ambiente. E’ un percorso – dice il primo cittadino – che deve continuare. Dobbiamo rilanciare il territorio e l’occupazione”.

Responsabile del progetto è Luigi Ciarrocchi: impresa e territorio, un concetto che è stato spiegato a chiare lettere. “Oggi in Italia, impresa e territorio secondo qualcuno non possono andare di pari passo, io non la penso così. Il punto d’intesa deve esserci, Gela ha dimostrato tanto. Eni ha speso sul territorio di Gela più 770 milioni. Abbiamo avuto non poche difficoltà – ha dichiarato – l’impegno che stiamo sostenendo è davvero importante e fondamentale e soprattutto è a lungo termine. Gela è al centro del nostro progetto”. Le energia rinnovabili sono la parte fondamentale del programma dello sviluppo “Progetto Italia”.

Nel campo del risanamento ambientale, la spesa sostenuta a luglio equivale a 110 milioni di euro, a cui corrispondono 38 cantieri avviati, dei quali 13 già completati. Complessivamente, dalla firma del protocollo fino a fine luglio 2017, sono stati avviati 164 cantieri 88 dei quali completati. Il rispetto degli impegni confermano l’intenzione di Eni verso il territorio gelese. Per quanto riguarda i costi dalla firma del protocollo fino a fine luglio 2017 le spese sostenute ammontano a circa 555 milioni di euro, dei quali 348 milioni di euro nelle attività upstream, 88 milioni di euro per attività downstream, 107 milioni di euro per il risanamento ambientale, 10 milioni di euro per il Safety Competence Center e circa 2 milioni di euro per studi di fattibilità su progetti di“chimica verde” e “mobilità sostenibile”. L’Eni e Gela, ancora insieme, guardando senza paura il futuro.

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