Premio Fam giovani 2014, l'artista Vanessa Alessi

Gli under 35 siciliani, si sfidano a "colpi d'arte". Uno scouting voluto dalle Fabbriche Chiaramontane, riuscendo a mettere a fuoco la nuova generazione d'artisti

Vanessa Alessi (foto Loris Rizzo)

Trentatrè artisti in concorso per il premio Fam giovani. Gli under 35 siciliani, si sfidano a "colpi d'arte". Conosciamo meglio, la 34enne Vanessa Alessi.

- Su che cosa verte la tua ricerca? 

"Ogni esperienza è anche la storia dei limiti che ci hanno condotto ad essa e del contesto sociale in cui sperimentiamo quel limite. In quest’ottica è proprio sui confini possibili di un sistema – e non al suo interno, dove esso definisce se stesso – che si colloca il mio sguardo. Questo approccio mette in gioco differenti sfumature di libertà ai cui estremi troviamo da un lato la libertà di non essere inchiodati ad un’identità assunta come normativa – ossia la capacità di trasformare se stessi e il proprio contesto sociale – dall’altro, la libertà di perdere se stessi, attraverso esperienze volte non alla creazione ma alla dissoluzione del Sé. Mi interessa al contempo quanto il ruolo della prassi sociale e della devianza influiscano in questo processo di annullamento o di creazione. L'identità non è unica, profonda e immutabile, ma vive in transizione, è il frutto in divenire delle nostre scelte, la conseguenza di una crisi che ciclicamente ritorna".

- Questa prima edizione del Premio FAM Giovani ha voluto mettere a fuoco la generazione di siciliani under 35. Tu cosa pensi dell’attuale scena artistica in Sicilia? 

"La Sicilia ha un sottosuolo ricco di talenti in attesa di essere scovati. Vivono immersi in una condizione di isolamento che allo stesso tempo amano ed odiano perché è una terra ricca di paradossi. Credo che debbano viaggiare più degli altri per capire la contemporaneità e portare questa ricchezza sempre dentro. Non possedendo a differenza dei colleghi di Milano o Venezia un passe-partout per accedere sin dall'Accademia all'interno di un sistema chiuso che detta per tutti le leggi di ciò che sta dentro e ciò che sta fuori – come si trattasse di una collezione Primavera/Estate – viene loro richiesta una maggiore spinta propulsiva, un maggiore push interiore".

- Si parla spesso del ruolo sociale dell’Arte contemporanea. Qual è la tua idea a riguardo?

"Forse oggi si parla tanto del ruolo sociale dell'Arte contemporanea perché si sente il bisogno di  etichettare un'arte che sta lentamente spegnendosi all'interno di circuiti elitari attorno cui noi artisti danziamo come scimmie in cerca di un pezzo di banana. Non so in quale misura la nostra Società senta un autentico bisogno dell'arte oggi, ma è vero il fatto che in tutte le Società di tutti i tempi ci sono sempre state persone che hanno sentito il bisogno di fare arte, a prescindere da quanto gli altri avessero bisogno di loro. Entro questa categoria rientrano tutti gli artisti – dunque anche filosofi, musicisti, scrittori, scienziati... – che sono a loro modo dei Deviants, perché violano l'immaginario collettivo, perché abbracciano con disagio le norme sociali, perché si pongono continuamente davanti a domande che forse non avranno risposte e perché – come un'inevitabile conseguenza – scelgono di convivere con il fallimento, e con un sottile ma perenne senso di emarginazione sociale, nell'infantile incapacità di comprendere – per lusso o per vocazione – la parola compromesso. Ma è proprio non accettando ma deviando che ci costringono a vedere oltre e trasgredire i limiti dell'immaginazione sociale". 

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