Premio Fam giovani 2014, l'artista Giovanni Blanco

Trentatrè artisti in concorso per lo scouting di pittura. Le Fabbriche Chiaramontane aprono le porte agli under 35 siciliani

Trentatrè artisti in concorso per lo scouting di pittura. Le Fabbriche Chiaramontane aprono le porte agli under 35 siciliani. Conosciamo meglio uno dei concorrenti al premio Fam giovani, Giovanni Blanco.

- Su che cosa verte la tua ricerca?

"Per quanto mi sforzi tutte le volte di definirla, di assoggettarla a questo o a quel processo emotivo, culturale o programmatico, stabilendo naturalmente il carattere delle visioni che mi sono "necessarie" per poterla sostenere, portare con la parola lo spettatore verso la parabola della mia ricerca artistica è cosa talvolta fuorviante, anche se non priva di possibilità di apertura e scoperta. Sappiamo che quando si cerca di tradurre un testo da una lingua all'altra, o si descrive un'immagine -fosse anche quella di un sogno- c'è sempre qualcosa che andiamo perdendo, che distorciamo, travisando alcuni dei motivi fondanti che costituisco l'entità del soggetto stesso. In sostanza, ricostruiamo sempre un "falso", cosa che reputo a volte come una benedizione! Da questo concetto, facendo i conti con le mie capacità di acquisizione e di rielaborazione dei dati fenomenici-esperienziali, credo di poter sostenere che il filo che cuce tutto il mio lavoro si trovi proprio in questa impossibilità, in questo "fallimento", come a costituire quel valore espressivo che io amo definire "interstiziale", capace di separare e unire: realtà e finzione, leggenda e storia, memoria e documento. Nato agli inizi degli anni Ottanta, culturalmente faccio i conti con una pittura che si pone al centro di questo dibattito, ancora irrisolto, tuttavia senza mancare di dialettizzare con altri linguaggi espressivi, laddove se ne senta ogni riverbero catalizzante e passionale, in grado di stabilire altri cortocircuiti di senso".
 
- Questa prima edizione del Premio FAM Giovani ha voluto mettere a fuoco la generazione di siciliani under 35. Tu cosa pensi dell'attuale scena artistica in Sicilia?

"Di certo, dovendomi riferirmi alla "scena artistica in Sicilia", dobbiamo sempre tener presente la questione dello spazio e del tempo in cui ci muoviamo, altrimenti il rischio che si corre è sempre lo stesso: definire dinamiche culturali in maniera circoscritta e parziale, afferenti ad un'idea di contesto-sistema come unico parametro di "certificazione della qualità", ignorando tutto il resto. Sono sempre più convinto che in questo momento storico, più che in altre epoche, il divario tra presenza e assenza, riconoscimento e anonimato sia fortemente accentuato, spesso con grossi equivoci stabiliti dalle già note dinamiche culturali-commerciali. Ma non solo. Probabilmente non esiste una vera e propria scena artistica in Sicilia, nell'idea di una tracciabilità distinta e compiuta, per quanto si possa disquisire sulle tematiche o sulle proposte estetiche che vediamo nascere esclusivamente in questa regione. In un momento come questo di "post-post modernità", il segmento specifico della cultura artistico-visiva si muove su traiettorie discontinue, eterogenee, frutto di valori non sempre portatori di una condizione autentica. La nostra è una generazione che sta facendo i conti con un presente abbagliato dalla paura della sparizione (tradizioni, memoria, ideologie, sentimenti,società), seppure immersi nella parodia tecnologica della presenza a tutti i costi, peraltro scontata, col risultato di un processo di semplificazione della complessità che non ci fa essere ciò che eravamo in passato. Detto questo, non sento nessuna nostalgia per quello che ci ha preceduto: ciò che ci rimane è la scansione del mondo attraverso la conoscenza, e questa può passare per tutte le strade possibili. Il premio FAM rimane un primissimo tentativo per evidenziare alcune delle proposte artistiche che da questa terra sono emerse, pur sapendo della disperata discriminazione che talvolta un'operazione di questo tipo comporta".
 
- Si parla spesso del ruolo sociale dell'Arte contemporanea. Qual è la tua idea a riguardo?

"Se per ruolo sociale intendiamo una funzione politica, con tutta una parte di significato che questa parola comporta, e quindi con ricadute pratico-concrete sul segmento della quotidianità, penso che non ci si debba stupire se l'Arte contemporanea sia purtroppo ancora vista come qualcosa di aliena e svincolata dal contesto sociale. Basti solo citare le ultime riforme sulla scuola, sulla diminuzione-sparizione delle ore di storia dell'arte, per rendersi conto di quanto lo Stato stesso, esempio e cardine della socialità, della salvaguardia e della trasmissione del sapere artistico, sia completamente distante da alcune questioni. Discorso che vale per tutta l'Arte declinata nei suoi molteplici aspetti (musica, cinema, teatro ecc), e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Posso dire che per me l'Arte, dal Paleolitico ad oggi, ha funzione di conoscenza dell'invisibile che si palesa nel mondo, fuori dai modelli del sapere ordinari. Essa ci fa acquisire e sa coagulare una quantità di tempo inimmaginabile, spesso in pochi centimetri di superficie: in sostanza, l'artista ci fa accedere a questa conoscenza facendoci dono del proprio tempo, del proprio sapere, concentrando tutto in un "gesto". Essendo tutti inevitabilmente sottoposti alla morsa stretta di Crono, l'Arte ci permette di attraversarlo, con esperienze e saperi trasversali.E' come se ci prolungasse la vita! Questo mi pare già sufficiente per poter parlare del suo ruolo-scopo nel sociale".

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