Premio Fam giovani 2014, l'artista Gaetano Cunsolo

Trentatrè artisti in concorso, per un evento importante. Gli under 35 siciliani, si fanno spazio "a colpi" di opere originali e piene di inventina

Gaetano Cunsolo

Trentatrè artisti in concorso,per il primo "Premio Fam giovani per le arti visive". Giovani, talentuosi e pieni di inventiva. Conosciamo meglio il giovane Gaetano Cunsolo.

- Su che cosa verte la tua ricerca? 

"É sempre difficile racchiudere il mio lavoro in una tipologia di ricerca. Sicuramente si ripetono le metodologie di approccio, una particolare attitudine verso ciò che mi circonda. Per osservare il mio lavoro bisogna concentrarsi sulla fase processuale dei progetti stessi, dove il gesto artistico si affianca all'incursione antropologica, all'architettura, allo studio di particolari sedimentazioni urbane e alle sue dinamiche interne. Forse dovendola definire penserei ad una “pratica del reale”, dove torna con insistenza la tematica del pubblico e del privato, due spazi dove le singolarità e le collettività continuano a narrarsi e ne stabiliscono il senso,  i limiti, i confini e le incidenze. Tutte le mie ricerche poi, si traducono per lo più  in installazioni, fatte di mappe, fotografie, disegni, modellini, materiale di archivio, video e oggetti di ogni genere".

- Questa prima edizione del Premio Fam Giovani ha voluto mettere a fuoco la generazione di siciliani under 35. Tu cosa pensi dell’attuale scena artistica in Sicilia? 

"Non vivo la scena artistica siciliana. Sono andato via dalla Sicilia molto tempo fa quando ero piccolo e quello che provo adesso, tornandovi di tanto in tanto, è la sensazione di un'eco continuo. La Sicilia per me è il continuo vibrare di ricordi che ancora non capisco dove mettere. Forse questa potrebbe essere un'idea per un futuro progetto. In tutto questo ci sono amicizie, artisti e personaggi che ammiro e apprezzo. Ma posso fare solo il nome di ciò che conosco e quindi sicuramente un punto di vista parziale, che poi è quello che amo di più perchè lascia spazio alle eccezioni, all'inaspettato, alla voce fuori dal gruppo. Della scena artistica siciliana in senso stretto sono molto vicino al lavoro di Adalberto Abbate, all'energia della Loredana Longo e a Francesco Lauretta, che vive anche lui in Toscana. Artisti coetanei non ne conosco, ma sicuramente, parlando ad esempio dei lavori esposti per questa edizione a Fam, ho trovato molto interessante il lavoro di Alessandro Librio. Tutti artisti nel mio breve elenco, ma meglio così. Ora parlando in senso generale, e qui parlo anche per me, quello che mi auguro è che si trovi la voglia di fare per fare, di solito è da queste energie  che escono le ricerche più interessanti. Le istituzioni servono, ma l'autonomia dell'artista, singolo o gruppo che sia, non dovrebbe mai venire a meno e tutti ne parliamo di questo, ma poi alla fine pochi la rispettano".

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- Si parla spesso del ruolo sociale dell’Arte contemporanea. Qual è la tua idea a riguardo?

"Sociale, politico, culturale; l'arte è tutto questo e se c'è ancora qualcuno che prova a considerarla come mondo a parte sarei molto interessato a capire come fa. Per precisare, non credo ci sia un'arte politica o sociale penso che sia l'arte stessa ad essere parte integrante della realtà politica e sociale e così è sempre stato, anche in passato. Continuando in questo senso mi riallaccio a quello che dicevo prima: mi interessa ciò che è inaspettato, quello che emerge nelle situazioni limitrofi, la dissidenza dai grandi centri, quei grandi centri che solitamente mettono sotto scacco la ricerca e l'artista. Non si tratta di mettere sotto accusa i rapporti economici che stanno spesso dietro l'arte e i suoi centri prediletti, ma i rapporti di forza che ne derivano, sono questi che mi infastidiscono particolarmente, perchè mirano all'egemonia e alla concentrazione del potere, tutte cose sbagliate e tossiche".

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